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Author Topic: Lavorazione di superfici ottiche. (33 messages, Page 1 of 2)

maxproject
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Posted: Jan 12, 2010 01:12 PM          Msg. 1 of 33
Stiamo leggendo in alcuni forum dissertazioni sulla realizzazione di superfici ottiche, sulla loro relativa precisione, sul metodo per arrvare a determinati risultati.

Il succo di queste letture è che nessuno degli intervenuti conosce quantomeno teoricamente la materia, e disserta in affermazioni fantasiose che ingenerano confusione e poca chiarezza.

Posteremo alcuni pensieri, volti a spiegare in modo schematico quali sono oggi le tecniche per la produzione di specchi o lenti, che siano al di la della Draper in legno.

Esistono diverse metodologie di produzione di una superfice ottica, ciascuna legata al settore di destinazione, ai volumi, al grad di precisione richiesta.

Eviteremo dunque di parlare delle linee totalmente automatizzate per le lenti destinate al settore fotografico (di piccolo diametro anche le più grandi) e delle tecniche per occhialeria che è di bassissima qualità ottica.

Nel nostro settore una lente (o specchio) puo' essere prodotta in due modi:
a) il metodo "artigianale", quindi con tempistiche relativamente lunghe, con risultati piuttosto ondivaghi da pezzo a pezzo, con macchine costruite dall'artigiano stesso e spesso con parti di recupero. I risultati variano in funzione dell'abilità del costruttore e del cliente di destinazione.
Chiameremo questo metodo "artigianale".

b) il metodo "industriale", quindi con tempistiche brevi, con risultati abbastanza costanti, con impianti a controllo numerico molto costosi e con standard medio bassi, per evitare di far intervenire l'uomo alla fine del processo - che falserebbe la linea dei costi totali. chiameremo questo metodo "industriale".

Il processo uguale per i due metodi, salvo che per le macchine impiegate (nel primo caso autocostruite, nel secondo realizzate apposta), è quello di generare la curva sul disco di vetro.
La macchina generatrice di curve è per l'artigiano una sorta di trapano molto robusto a testa inclinabile, o una fresa medesima se i dischi sono grandi, a cui viene applicato un utensile apposito in polveri diamantate, per la parte industriale una struttura complessa e costosissima in cui la generazione della curva è assolutamente precisa e molto veloce. Il controllo avviene con cnc, ad altissima velocità e con una tolleranza molto stretta.
A titolo di esempio una macchina generatrice di curve per uno specchio da 400 mm. pesa circa 3 tonnellate, impiega circa 15 minuti per generare la curva, e consuma una quantità impressionante di acqua e aria compressa. ma considerate i 15 minuti, la ripetibilità e vedrete quanti specchi si possono generare in due turni lavorativi. I costi sono presto fatti.

Avendo dunque generato la curva con uno o l'altro metodo è poi il momento di passare alla finitura di questa curva (molto ruvida e imperfetta otticamente parlando). Gli artigiani impiegano macchine di vario disegno secondo i propri gusti e le proprie preferenze. Nel settore industriale si usano delle derivate dalle Draper controllate elettronicamente. Questo processo usa ancora abrasivi piuttosto grossi e nel settore professionale slurry ad immersione o pads diamantati applicati sul maschio. L'uso di questi slurry o pads da una vita lunghissima all'utensile (circa 5000 superfici) e quindi ne azzera il costo, permette di lavorare a velocità estremamente elevate e di ammortizzare rapdamente la macchina, se ci sono i numeri per sostenerla.

tempo di lavoro 15 minuti circa con macchine a controllo

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maxproject
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Posted: Jan 12, 2010 01:17 PM          Msg. 2 of 33
La terza fase, è denominata in gergo "lappatura". La lappatura rappresenta per le ottiche artigianali la lucidatura e qui ci si ferma per verificare e consegnare lo specchio al cliente. Nel settore industriale esistono due grandi rami:
a) ottiche con correzione corrente, cioè 1/4 d'onda, che sono poi i prodotti consumer dei vari produttori mondiali; lo specchio viene raccolto e rapidamente controllato e se sta nei parametri minimi richiesti va immediatamente al coating;
b) ottiche con correzione di diversi gradi per le più disparate applicazioni e quindi vengono poi passate al processo di polishing o lucidatura.

Attenzione a non confondere la lucidatura artigianale con quella industriale, sono due cose molto diverse, e salvo casi molto ben conosciuti, non si applica mai al settore amatoriale.

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Edited by maxproject on Jan 2, 2011 at 05:13 PM

maxproject
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Posted: Jan 12, 2010 01:28 PM          Msg. 3 of 33
Definizione dei difetti di lucidatura in ottica.

Scratch-dig è il parametro tecnico usato nell'industria e nel campo professionale per determinare la qualità di una superfice ottica in relazione alla sua rugosità, secondo la norma ben chiara MIL-O-13830A. I numeri riportati rappresentano l'ampiezza delle rugosità in micron. Questo sgombera rapidamente il campo sulle continue dissertazioni relative alla rugosità di uno specchio astronomico. Se non è superlucidato (vedi sotto), è inteso come lappato e buona notte senza tanti discorsi inutili.

S/D nr.

80-50 standard di polishing comunemente accettato, nel nostro caso è il mercato consumer;
60-40 superfici ottiche commerciali molto buone (la produzione artigianale per astronomia, Oldham, Orion, ecc. compresi);
40-20 superfici ottiche di alta qualità (qualche superlucidato nel nostro caso, e un paio di nomi che operano anche a livello professionale);
20-10 altissima qualità di lucidatura non destinata al settore laser;
10-5 altissima qualità prodotta su richiesta del settore laser e telecomunicazioni.

Misure e definizioni:

80 scratch = 8 microns di ampiezza / 50 dig = 0,50 mm. di diametro
60 scratch = 6 microns di ampiezza / 40 dig = 0,40 mm. di diametro
40 scratch = 4 microns di ampiezza / 20 dig = 0,20 mm. di diametro
20 scratch = 2 microns di ampiezza / 10 dig = 0,10 mm. di diametro
10 scratch = 1 microns di ampiezza

Facciamo notare come i valori siano molto bassi, trattandosi di metodi abrasivi, quando ci si inoltra nel settore più specializzato.

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maxproject
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Posted: Jan 12, 2010 01:42 PM          Msg. 4 of 33
Lappatura industriale o "lucidatura per amatori" durata da 1 minuto a 45 minuti a seconda di come e di chi la fa e di quale parametro approssimativo si vuole ottenere.

Ci sono poi i settori "industriali" e qualche produttore di ottiche astronomiche amatoriali che si spinge oltre. E' il dominio delle ottiche superlucidate o dell'ottica industriale di livello normato e garantito.

Il superlucidatore artigianale continua la fase del post precedente semplicemente riducendo le dimensioni del prodotto lucidante. Se in precedenza ci si era fermati a dimensioni dell'abrasivo di 9 micron, ora si comincia a scendere, anche in funzione del tempo disponibile e del risultato che si vuole ottenere. Si arriva a slurry da 0,2 micron e molte molte ore di lavoro (ma veramente tante).

Il lucidatore industriale ha diversi modi:
con pads diamantati da 4 microns e circa 15 minuti di lavoro a macchina;
con poliuretano e slurry abrasivi per una migliore qualità e circa 60 minuti di lavoro a macchina;
con pece e slurry abrasivi molto sofisticati e circa due ore di lavoro a macchina.

Questi tre metodi portano a tre risultati diversi in funzione del cliente finale.

Non a caso quando si comincia a parlare di "lucidatura" nel settore industriale, si parla di temperature ambientali controllate con uno scarto max di 1°, di molti tipi di pece diversa, di oli da inserire durante l'abrasione, di controllo delle temperature dei refrigeranti, ecc. Insomma una cosa ben diversa da quanto siamo abituati a vedere dai costruttori di ottiche amatoriali, che non possono - per questi e altri limiti - arrivare a certi risultati(eccezion fatta sempre per 1 o 2 produttori mondo che possono permettersi certe impiantistiche non certo per i telescopi).

Se vogliamo tabellare i tempi per chi costruisce industrialmente le ottiche con macchine a controllo ecco una tabellina:

bassa qualità, o consumer: 30-60 minuti al pezzo escluso coating;
media qualità: 30-90 minuti al pezzo escluso coating;
alta qualità: 1-3 ore escluso coating.

Ecco dunque una spiegazione sommaria ma che chiarisce molto di quella che è una realtà, diversa dalla favole e diversa dalle congetture, in mezzo ci sta di tutto ovviamente, compresa la produzione di superfici ottiche con torni per ottica, ma dal costo inaffrontabile anche per chi è dotato di tasche moooolto profonde.

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maxproject
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Posted: Jan 12, 2010 04:24 PM          Msg. 5 of 33
Una piccola nota: gli strumenti amatoriali molto ben fatti (i soliti noti, e neanche su tutti gli strumenti), hanno precisioni centesimali. Ammesso e non concesso che si stia entro il centesimo di mm. Domandina: quanti lambda sono un centesimo di mm., cioè 10 micron? Fatevi questa domanda e vi risponderete.

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daniela
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Posted: Jan 13, 2010 04:30 AM          Msg. 6 of 33
Cosi', mi ponevo un dubbio. So che e' pesante e costoso ma del tutto possibile fare lavorazioni meccaniche con tolleranza del micron, un esempio comune e' un qualsiasi palmer, ma insomma basta pagare e i materiali e le macchine utensili ci sono. So anche che per quanto si spenda si puo' fare un po' meglio ma non molto meglio.
Mi chiedo come questo si correli con i banchi ottici da tanto al mucchio fatti da "officine" che non sarebbero mai in grado di realizzare un calibro.....

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"

zandor
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Posted: Jan 13, 2010 11:33 AM          Msg. 7 of 33
Mi sa che con sto discorso dei centesimi avete proprio centrato il problema.....

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maxproject
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Posted: Jan 14, 2010 09:55 PM          Msg. 8 of 33
Non si tratta di centrare il problema. Si tratta di dire la verità, senza prendere per i fondelli i clienti. Certamente uno poco esperto con il suo bel test interferometrico colorato in mano prenderà per buona qualunque cosa gli si racconti, un astrofilo pensante forse guarda meno i fogli e di più i test e le prove sul cielo........o funziona o non funziona.
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maxproject
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Posted: Jan 24, 2010 10:54 PM          Msg. 9 of 33
E per dirla tutta, giusto perchè non si pensi strano, nella nostra carriera professionale abbiamo visitato o fatto visitare molti costruttori di ottiche astronomiche a riflessione. A prescindere dal risultato finale, che non sta a noi giudicare, possiamo tranquillamente affermare che - ad eccezione di un paio di aziende che usano il settore amatoriale come riempitivo - non ci sono aziende che corrispondano ai canoni di completezza industriale e impiantistica di un certo livello (almeno nelle tante che abbiamo visitato, che non sono tutte ovviamente).
Per assurdo sono molto più attrezzate le aziende della fascia consumer che non gli artigiani.
I piccoli costruttori usano macchine autocostruite con mezzi di fortuna, cosi' come i tester usano interferometri da quattro soldi o autocostruiti con i pezzi comperati a catalogo. E' pensabile parlare di ambienti con temperature controllate, di tavoli antivibranti, di planarità dei piani rispettate, di precisioni meccaniche dei misuratori, di riproducibilità di un pezzo anche quando l'artigiano ha la bronchite? Eppure questi test sono usati come prove di assoluta precisione e qualità, questi specchi vengono trattati come reliquie di altissima precisione, e ci si spertica in fiumi di parole a suggello di teorie bislacche che potrebbero anche funzionare, se tutto il contorno mantenesse il medesimo livello di qualità e/o precisione.
Siamo seri, se poi il pubblico vuole essere rassicurato stamperemo con cura molti certificati in tanti colori diversi.
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Edited by maxproject on Jan 24, 2010 at 10:56 PM

maxproject
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Posted: Jan 25, 2010 10:12 PM          Msg. 10 of 33
Ma osserviamo con attenzione, ad esempio, le ottiche di Norman Oldham. Affermiamo tranquillamente che corrispondono allo standard di qualità ottimale per l'uso amatoriale.
Tuttavia ci sono varie correnti di pensiero, legate ai singoli costruttori, che partecipano a sostenere un marchio piuttosto che un'altro.
Noi siamo fermamente convinti che Oldham è stato ed è un innovatore per quanto riguarda la costruzione di ottiche "sottili". Gli altri realizzano i medesimi standard con vetri molto più spessi. E' ovviamente un vantaggio dal nostro punto di vista, disporre di vetri sottili, per tutti i motivi di cui abbiamo discusso nel forum e nelle schede dei vari telescopi.
E' molto più semplice produrre un 250 mm. spesso 46 mm. che non uno 23-25 mm., e qui si vede anche la bravura dell'ottico lavorante, ma il rovescio della medaglia è che occorre avere una padronanza assoluta delle meccaniche di sostegno.
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Edited by maxproject on Jan 25, 2010 at 11:05 PM

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Posted: Feb 6, 2010 08:07 PM          Msg. 11 of 33
Per dare un maggiore significato al discorso degli interferometri, argomento sul quale torneremo e sul quale molti dovranno arrossire per le figuracce fatte, anche su di un famoso forum estero si pone il medesimo problema: come è possibile con questo metodo ottenere delle misurazioni vicine alla realtà? e' possibile e corretto nel momento in cui chi effettua la misurazione è un tecnico di adeguata preparazione, in una sala metrica opportunamente attrezzata e con a disposizione un budget strumentale adeguato.
I vari tester italiani e non che si aggiustano alla bella meglio, creano solo confusione e montagne di carta per chi preferisce ingoiare il rospo piuttosto che ragionare.
Vi siete chiesti perchèun test interferometrico svolto da professionisti costa anche 2-3000 euro contro i 200 o giu' di li di un interferometro amatoriale? quale dei due sarà affidabile? e perchè molti sono convinti che il secondo sia di pari qualità al primo? e.......
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maxproject
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Posted: Feb 6, 2010 08:27 PM          Msg. 12 of 33
Mi scuserà l'amico Da Lio se abuso del suo scritto, ma è molto ben esplicato e definitivo su certe paranoie mentali che serpeggiano nel mondo amatoriale:

(...... parte di una discussione a questo link: http://www.trekportal.it/coelestis/showthread.php?p=337655#post337655).........

Mi viene un po' da sorridere poi quando leggo di differenze che sarebbero state notate su componenti ottici corretti a lambda/10. Ci sono due punti oscuri in questa affermazione che ha il tono della chiacchiera dal bar.
Il primo punto riguarda la supposta correzione dell'elemento ottico. Come è stata misurata? C'è uno studio di S. Khoeler in cui diverse decine di interfergrammi sono stati analizzati in merito alla ripetibilità e forse sarebbe consigliabile leggerlo prima di dare per assodato che il tal componente che causava danno fosse davvero un lambda/10 mentre un tal altro che non lo causava fosse un lambda/che cosa?
Il secondo punto riguarda la capacità di distinguere queste differenze. In una delle tante discussioni ho preparato una figura con lo star test a correzioni fra lambda/30 e lambda/70 rms e chi diceva di essere in grado di riconoscere le differenze ha saputo distinguere solo il lambda/30. Poi ho aggiunto un po' di turbolenza e l'"esperto" non è stato in grado di distinguere nulla.
Del resto, che pochissima turbolenza sia in grado di mascherare completamente ifferenze fra lambda/8 e lambda/infinito è evidente anche leggendo il Suiter (Fig.15-4 pag 271).

Ricordo anche un famos esperimento di Peter Ceravolo (pubblicato su Sky and Telescope). Ceravolo realizzo 6 ottiche di 150 mm F8 con correzioni di 1, 1/2, 1/4 e 1/10 PV. Le ottiche furono messe fianco a fianco e fatte testare da diversi osservatori. Le persone riuscirono facilmente a separare le ottiche a lambda/1 e lambda/2 ma non lambda/4 da lambda/10. Sotto un cielo reale la turbolenza maschera completamente queste differenze.

Peter Ceravolo, Terence Dickinson, and Douglas George "Optical Quality in Telescopes," Sky & Telescope, vol. 83, no. 3, pp. 253-257, March 1992.

Mauro Dalio - per Coelestis


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Edited by maxproject on Feb 6, 2010 at 08:44 PM

maxproject
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Posted: Feb 6, 2010 08:56 PM          Msg. 13 of 33
La differenza tra un impianto o macchina concepita con rigorosa applicazione delle norme costruttive, non votate al risparmio o al riciclo di pezzi dal rottamaio di turno, rispetto ad un progetto amatoriale è uno dei motivi che portano rapidamente ad un risultato "X", e alla sua facile riproduzione. Naturalmente il controllo finale spiana in un certo modo diseguaglianze qualitative troppo accentuate, se lo si vuole applicare, altrimenti il grado di standardizzazione sulla qualità di prodotto è abbastanza buono (70% circa).
E' interessante notare come - ad esempio - alcuni dettagli non siano applicabili in sistemi economici e che questi dettagli siano poi il contributo che fa funzionare o meno un sistema di produzione.
Abbiamo osservato con attenzione alcuni sistemi di produzione artigianale e abbiamo notato come non ci siano applicazioni tecniche relative alle pressioni di lavoro, alle temperature dei vetri e dei liquidi e ai sistemi di ritenzione dei dischi di vetro. Qualcuno obietterà che sono fandonie, ma voi pensate che tralasciando questi elementi si arrivi a precisioni nanometriche? Francamente è difficile stabilire quale sia l'influenza negativa di questi fattori, noi possiamo dire - ad esempio - che in funzione di un metodo di ritenzione dei dischi di vetro da lavorare un costruttore (conosciuto) riporta un errore sistematico in tutte le sue ottiche che abbiamo potuto analizzare. Evidentemente questo errore è minimo tanto da non impensierire ne i clienti ne il costruttore, ma c'è e si potrebbe evitare semplicemente.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Feb 6, 2010 11:29 PM          Msg. 14 of 33
Un altro fattore importante, quando parliamo di impianti tecnologicamente sicuri rispetto a costruzioni preistoriche, è la possibilità di ripetere praticamente all'infinito un progetto ben riuscito, almeno fino al limite di precisione che la medesima ci consente. Questo spiega anche perchè le grandi produzioni a controllo numerico ricoprono pochi schemi e pochi rapporti focale. Il raggiungimento di risultati accettablili a costi molto bassi richiede una messa a punto maniacale del processo, fin nei più piccoli dettagli, e nel mantenere questi parametri costanti lungo tutta la produzione del lotto da immagazzinare. Infatti con questa impiantistica si parte con uno schema ed un rapporto focale e lo si completa mettendo a magazzino un numero di pezzi pari al budget fissato per avere un costo ben definito, solo successivamente si passa ad un rapporto focale diverso per esempio. Questo testimonia le difficoltà di settare linee produttive complesse che comunque sfornano buoni risultati (che potrebbero essere molto buoni se solo fossero eseguiti con un po' più di accortezza e tempo), solo di poco inferiori a produzioni artigianali che possono dire ancora la loro in schemi desueti difficili o tirati in piccolissima serie.
Anche marchi molto blasonati che sub appaltano determinate produzioni sono costretti a forti giacenze di magazzino (che incidono enormemente sul costo finale del prodotto), proprio perchè il produttore può garantire certi standard solo dopo aver predisposto le macchine in modo opportuno.
Abbiamo determinato i costi vivi (cioè materiale e lavoro, esclusi i variabili e i fissi aziendali) di un famoso tripletto fotografico di alta gamma. Il rapporto è stato di 1 a 6 (cioè il costo di partenza è stato moltiplicato per 6).
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Edited by maxproject on Feb 6, 2010 at 11:32 PM

maxproject
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Posted: Feb 14, 2010 10:40 PM          Msg. 15 of 33
E' importante notare che alcuni produttori di mass market e non solo hanno messo nella loro pubblicità l'utilizzo di vetri di un produttore famosco (Schott). Pero' anche su questo è bene fare chiarezza.
Se utilizzo un BK7 di Schott o un BSL 7 di OHARA ho comunque sempre il medesimo vetro, non intendiamo scadente, ma con delle caratteristiche fisiche ben precise. Rileviamo ad esempio che nei sistemi a riflessione questo tipo di vetro, di una casa o dell'altra, è poco indicato anche se viene usato in ragione del suo basso costo d'acquisto.
Un sistema a riflessione deve partire da vetri a bassa dilatazione come il Suprax per diametri piccoli e poi iniziare a salire con vetri più performanti (Supremax 33 che è il sostituto del Pyrex) fino ai vetroceramici, al quarzo ecc.
L'uso di lastre a bassa dilatazione comporta anche una migliore qualità nella lavorazione della superfice (minori deformazioni termiche durante la lavorazione) e una migliore lucidatura finale. Ovviamente il costo di questi materiali è abbastanza elevato e nei diametri piccoli non è sempre giustificato, soprattutto se si riesce a mantenerne lo spessore piuttosto basso.
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maxproject
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Posted: Feb 14, 2010 10:48 PM          Msg. 16 of 33
Per gli specchi secondari, Oldham Optical nelle sue monografie spiega il motivo, è molto utile utilizzare vetri come il BK7, il piccolo diametro (fino a 100 mm.) e l'esiguo spessore (10-15 mm) non sono elementi di preoccupazione sui fattori di dilatazione, ammesso che non si usino colle e che le celle di sostegno siano ventilate a sufficienza.
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enrico
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Posted: Feb 16, 2010 10:37 AM          Msg. 17 of 33
Da totale ignorante però io mi domando cosa c'è dietro sta storia degli interferometri, giusto per capire, visto che leggo in continuazione di gente che esige il controllo interferometrico e che ne osanna le prestazioni. Avete link chiarificatori al riguardo?
Grazie
Enrico

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Posted: Feb 17, 2010 09:47 PM          Msg. 18 of 33
Su questo tema, Enrico, ci riserviamo di tornare non appena avremo finito la raccolta di esperienze e documentale a sostegno di tesi non proprio campate in aria.......e che saranno pure difficili da controbattere.
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maxproject
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Posted: Apr 24, 2010 02:47 PM          Msg. 19 of 33
Abbiamo osato esporre il nostro pensiero in una discussione pubblica, cercando motivare in modo semplice e chiaro i nostri (veramente non nostri, ma di produttori molto seri e che guardono il mercato amatoriale abbastanza lateralmente) dubbi sulla fornitura ai clienti di certificati interferometrici.
Naturalmente l'epilogo è stato quello che sapevamo già. Mai andare a pestare nell'orto di qualcun altro o sarai comunque tacciato di incompetenza, il codazzo poi dei supporters che enunciano impressioni e pensieri raccolti al bar è sempre un chiassoso ciarlare. Partiamo dal presupposto che i nostri interlocutori - e ne siamo certi - siano su di un piano di massima onestà intellettuale (e lo ripetiamo: non dubitiamo di questo), mentre tagliamo fuori i supporters che vivono di info lette nei forum, resta che osserviamo con piacere che si cerca comunque di tenere un profilo corretto dal punto di vista dell'esposizione del proprio pensiero che va comunque sempre rispettato, già che nessuno in questa fase tecnologica ha le verità pronte sul tavolo.
Il grosso problema, per chi è interferometrista e per chi non lo è, sta nel poter affettuare i test secondo dei protocolli che siano "minimamente" accostabili a delle norme standard. E' questo i vero problema! Il resto: interferometro si o no sono poi argomenti successivi che vanno ovviamete sviscerati da chi lo fa per mestiere.
Ecco dunque la necessità di fare molta chiarezza su questo aspetto:
OGNI E QUALSIASI METODO DI MISURA, DI ORDINE METROLOGICO, VA ESEGUITO SEMPRE E SOLO SECONDO DELLE NORME STANDARD, ALTRIMENTI HA UN VALORE PARI A ZERO.

Questo è solo buon senso, chi misurerebbe un pezzo meccanico con un sistema di controllo starato? Forse un cretino..... E perchè in ottica tutti sono indaffarati e costruirsi mirabili banchi ottici con i vari pezzi comperati a catalogo e poi, finiti i soldi, "derogano" su altri aspetti? Crediamo profondamente che il mercato è troppo soggetto, su questi argomenti delicati e difficili da accostare, a folate di saggezza precaria e a mode che rassicurano l'utente (che poi, parliamoci chiaro, nella produzione di massa trova già ottimale e adeguata una correzione "industriale", in quanto difficilmente ha i mezzi o la voglia di discriminare).


Abbiamo parlato di misurazione interferometriche fatte da almeno 40 misure e poi mediate, la Daniela dice (e non solo lei ovvio, ma anche Royce che lo fa per mestiere, Norman e altri ancora) che con un semplice ragionamento matematico si capisce il perchè:

"il senso e' semplice, sono misure statistiche, vanno come
1/(radice(N)), quindi 49 sono 1/7 che e' il 14% di errore, quindi
insomma se non ne hai almeno una quarantina il valore della misura e'
quello che e'.... cioe' solo per divertimento"

con queste poche righe ha spiegato quello che chi usa l'interferometro per mestiere dice già lui, e che io ho omesso di dire per non urtare alcuni lettori.

Rimaniamo nella nostra posizione, quando avremo il PQN pronto vedremo, intanto che si leggano Rohr.

Maxproject


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Edited by maxproject on Apr 24, 2010 at 02:50 PM

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Posted: Jun 23, 2010 12:03 AM          Msg. 20 of 33
Abbiamo trasformato questo lungo post in un articoletto per Argomenti Tecnici, completandolo e migliorandolo, così da renderne più fruibile la lettura. Successivamente integreremo il ragionamento con la parte relativa al coating e al controllo delle superfici ottiche (interferometro e non).

Maxproject

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