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Author Topic: I micrometri. (31 messages, Page 2 of 2)

maxproject
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Posted: Jun 21, 2013 06:13 PM          Msg. 21 of 31
Salvatore,
a parte che non è poi così facile da copiare, anche se qualcuno ci sta provando, resta il fatto che se copiano avranno i medesimi costi e che dovranno modificare anche tutta la meccanica di conseguenza........è pensabile fare questo con i tubi saldati e le lamiere tagliate? Mah...dai che ci divertiamo.....

Maxproject

Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata.
(G. Schiaparelli)

salvatorelovecchio
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NortheK Accademia


Posted: Jun 21, 2013 06:43 PM          Msg. 22 of 31
Già, copiare è difficilissimo.
Del resto si dice: sempre imitato, mai eguagliato.

Adriano
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Posted: Jun 21, 2013 07:35 PM          Msg. 23 of 31
Un doppino fissato con una fascetta!! Poi parlano di overengineering

maxproject
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Posted: Jun 21, 2013 08:54 PM          Msg. 24 of 31
Avevamo pensato a una rete wi-fi interna al telescopio per comandare le ventole, ma ci sembrava eccessiva............
Il prossimo passo (ecco perchè il doppino) sarà di integrare il tutto con un sistema che stiamo progettando con una ditta specializzata, per il controllo termico dello strumento e relativa centralina.

Max

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maxproject
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Posted: Jun 21, 2013 09:09 PM          Msg. 25 of 31
Alcune scimmiottate si vedono un po' ovunque nell'ultimo anno. Resisi conto che mettere i micrometri comporta, oltre al costo dei medesimi, anche la perfetta costruzione del resto (perni, cuscinetti assiali, piastre ecc.) altrimenti la precisione dei medesimi si azzera, alcuni rimpiazzano l'idea con le normali viti a cui applicano una manopolina.......anche questa è tecnica, dell'incosistenza, ma tecnica.

Maxproject

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maxproject
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Posted: Jun 22, 2013 11:03 AM          Msg. 26 of 31
Continuiamo con altri ripescaggi nell'archivio, di test eseguiti per dimostrare in questo genere di immagini, quante e quali siano le variabili che possono deteriore un piano focale.

Siamo rimasti, nella immagine precedente, con un campo discreto a cui era necessario apportare una modifica nella collimazione.

In questa fase abbiamo dunque provato alcune manovre, guardate il risultato pessimo:

collimazione:


curvatura di campo:


Questo è il risultato con le ottiche posizionate come nell'esempio precedente ma - accidentalmente - un raccordo è risultato lasco, questo è stato sufficiente per allontanare - in asse - la macchina fotografica e quindi creare una distanza errata, magari per un decimo di mm.

E il flat frame, osservate la SIMMETRIA e i VALORI rispetto a quella più sotto:



(le linee frastagliate indicano il calo di luce e racchiudono l'area di eguale luminosità).

Maxproject




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Edited by maxproject on Jun 22, 2013 at 01:47 PM
Edited by maxproject on Jun 22, 2013 at 03:55 PM

maxproject
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Posted: Jun 22, 2013 11:17 AM          Msg. 27 of 31
Abbiamo dunque messo a posto il raccordo e su un campo stellare molto ricco riproviamo il test, giusto per quantificare l'entità dell'errore introdotto da un vite mal serrata.

Ecco la collimazione:



ecco il piano:



Maxproject

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maxproject
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Posted: Jun 22, 2013 11:27 AM          Msg. 28 of 31
Tanto per dare una idea di cosa significa questa curvatura e lieve scollimazione, ecco il campo stellare ripreso (60 sec.):



Nell'originale analizzando i vari punti dell'immagine si nota una DEFORMAZIONE COSTANTE di tutte le stelle (anche al centro) di eguale entità e direzione, deformazione che esclude a priori sia data dalla curvatura laterale e dalla scollimazione, piuttosto da un errore di inseguimento o da qualche disassamento momentaneo del treno ottico. L'Fwhm piuttosto altino oltre ad indicare un seeing non consono (verificato), dimostra anche una messa a fuoco non ottimale (migliore per indicazione nella immagine precedente, il che sta a dire che doveva essere ritoccata di pochissimo).
Le due immagini sono state fatte la stessa sera.

Integriamo con la nota che in basso a destra esiste comunque una deformata causata dalla curvatura, ma siamo fuori dal campo corretto che lo strumento deve dare. Osservate in basso a dx e a sx e poi in alto a dx e a sx.

Maxproject


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Edited by maxproject on Jun 22, 2013 at 11:29 AM

maxproject
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Posted: Jun 22, 2013 12:37 PM          Msg. 29 of 31
Inutile sottolineare che questo thread ha uno scopo propedeutico, tanto per rendere una idea ai nostri lettori della delicatezza di questo schema ottico e di come sia necessario partire ben organizzati e con metodo per poterne usare le grandi peculiarità.

Max

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maxproject
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Posted: Jun 22, 2013 12:44 PM          Msg. 30 of 31
Ecco i valori di luminosità dell'immagine precedente:



attenzione: guardate questa con la precente il + rappresenta il centro del chip mentre X rappresenta il centro ottico dal campo.

Maxproject






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Edited by maxproject on Jun 22, 2013 at 03:57 PM

maxproject
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Posted: May 10, 2015 04:06 PM          Msg. 31 of 31
Una piccola deviazione dalla spiegazione data in questo thread.
In molti schemi ottici (cAssegrain, Dall Kirkham segnatamente, meno RC), la distanza tra primario e secondario va stabilita in modo corretto, cioè dati i valori del progettista ottico, con un ben preciso back focus (dalla superficie del primario al punto di fuoco) e un CPL (campo totalmente illuminato) di XX mm, si setta lo strumento singolarmente fino ad avere il back focus come da tabella.

Trovato questo, se tutto è stato fatto per bene, la collimazione è precisa e gli elementi sono ben stabili, avremo il piano focale con un CPL come calcolato (più o meno c'è una certa tolleranza....).

Ma ci sono alcuni aspetti interessanti:

1) spostamento del tubo ottico dal riparo al luogo di osservazione,
2) pesanti sbalzi termici stagionali,
3) esigenza di allungare leggermente il Back Focus per inserire accessori nel treno ottico.

In questi tre casi il micrometro sul secondario ci viene in aiuto. Ricordiamo una regola spannometrica: spostare verso il primario lo specchio secondario, equivale alla norma che un mm di spostamento corrisponde a x mm di back focus, in rapporto al /f.

Così in un F 15 spostare verso il primario un secondario di un mm, provoca un aumento del BF di 15 mm circa.

Se questi spostamenti sono contenuti (2% della focale) in schemi a campo ridotto non sorgono problemi sul piano focale. Ecco dunque un'altra utilità del micrometro.

Provate a farlo con una vite sbilenca e un dado.

Maxproject

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