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»Forums Index »Tecnologia e tecnica astronomica »TECNICA E TECNOLOGIA ASTRONOMICA »Assialità assi ottici e complicazioni meccaniche.
Author Topic: Assialità assi ottici e complicazioni meccaniche. (677 messages, Page 2 of 34)

maxproject
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Posted: Mar 10, 2009 09:45 PM          Msg. 21 of 677
E' un fatto incontrovertibile che le prestazioni finali dello strumento, e quindi l'immagine ricavata sia elettronicamente che visualmente (ma ancor più nel primo caso), sono date dall'insieme di tutti i fattori che qui, in diversi post, abbiamo richiamato.
Allora come possiamo pretendere di collimare il telescopio se il tubo è storto? Collimiamo da storti per avere un fascio ottico lineare ma che ad ogni sbalzo termico se ne va per conto suo? eppure ancora non si capiscono da parte di molti i concetti fondamentali che fanno funzionare bene o male uno strumento. Thierry lo ha scritto e lo dice anche in un suo recente libro relativo all'astrofotografia, e negli articoletti divulgativi contenuti in "argomenti tecnici" lo spiega per l'ennesima volta.
Qualcuno potrà anche dire che comunque con quel o quell'altro strumento da poco prezzo si sono ottenute buone immagini, e noi non abbiamo dubbi su questo, ma rimane che se il telescopio fosse stato realizzato a norma, ottenere buone immagini sarebbe appunto la norma
anche in caso di seeing poco favorevole, dove si dovremmo fare i conti con quest'ultimo ma non con tutto il resto (e cioè fuori asse, riflessioni strane, errori di forma nell'ottica, ecc .).
Non credete che forse da una immagine scadente all'80% a cui vengono addossate le colpe al seeing , si sarebbe potuti scendere al 50%?
Oggi, in Italia, le condizioni climatiche sono molto avverse all'astronomia amatoriale. Questa è la ragione principale per cui non si può derogare dall'aspetto tecnico della questione, quel poco che possiamo guadagnare in termini di risultati finali non va vanificato perchè si sono cercate economie esasperate!
Si, drammaticamente, scopriamo che ci sono astrofili che non considerano la collimazione come un pilastro portante di ogni e qualsiasi attività osservativa, e ancor drammaticamente scopriamo che ci sono astrofili che nulla sanno o nulla capiscono delle microvibrazioni indotte dalle meccaniche, magari in alta risoluzione, per poi tacer delle flessioni del tubo o delle celle per gli specchi........
Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 16, 2009 11:12 PM          Msg. 22 of 677
In un'altra parte del forum abbiamo postato l'entrata in servizio delle nuove celle StabilobloK 25 (terza serie), praticamente quelle definitive che vengono prodotte in larga scala, queste sono il frutto di tutte le sperimentazioni effettuate in precedenza, sono state ottimizzate sotto tutti gli aspetti, compreso un ricircolo migliore dei flussi termici, la possibilità di sfruttare meglio il back focus, un po' meno di peso ma, soprattutto, è stato applicato un sistema complesso di controllo degli assi.
E qui intendiamo asse centrale del primario > asse centrale del canotto della messa a fuoco, indipendentemente dal settaggio del primario, e questo senza interferire sul medesimo.
E' uno sforzo economico assolutamente impegnativo perchè si tratta di pezzi realizzati con alta precisione e tutti ricavati da blocchi pieni di lega per evitare deformazioni sotto gli utensili.
Con questo si è anche previsto l'inserimento di correttori e spianatori qualora fossero necessari, con le ovvie possibilità di regolazione.
Non pretendiamo di aver raggiunto la perfezione, di certo se le mettiamo a fianco dei tubi portaspecchio dei concorrenti, qualche significato ci sarà.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 25, 2009 10:42 PM          Msg. 23 of 677
Oggi siamo stati contattati da un astrofilo, il quale ci ha mandato dei fotogrammi relativi ad uno star test di un telescopio di cui abbiamo parlato poco prima. Anche questo strumento manifesta il medesimo problema di cui abbiamo già parlato: disallineamento del secondario rispetto al primario.
L'utente poneva la questione tra un modello in alluminio e un modello in carbonio (quest'ultimo molto peggiorativo rispetto al primo), entrambe mostravano il problema, ma quello in alluminio meno di quello in fibra.
Possiamo pensare che la problematica sia uno standard industriale di questo modello di strumento mass market.
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daniela
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Posted: Mar 26, 2009 08:20 AM          Msg. 24 of 677
Tutto giusto ma ho una domandina. Preciso per i nostri lettori che il telescopio di cui al post precedente non e' un newton (e' uno sct e quindi la sua collimazione non e' del tutto banale). Anche qualora fosse meccanicamente possibile collimarlo alla perfezione (e anche se il secondario e' storto, si puo' quantomeno ridurre l'errore.... si intende rifacendo spesso questa operazione perche se le meccaniche sono ballerine ci vuole pazienza) quanti sono 1. gli astrofili che hanno gli strumenti di collimazione che servirebbero e non la solita paccottiglia meno precisa ancora del telescopio 2. quanti gli astrofili che sanno o saprebbero compiere questa operazione (....in molti trovano difficoltoso collimare un newton) 3. quanti gli astrofili che sono consapevoli dell'importanza di questa operazione?
Per le risposte consultate le immagini acquisite con questi telescopi, che si trovano in rete a bizzeffe....
Se questi strumenti massmarket valgono quello che costano e hanno tanti e pesanti limiti che non ci vuole molto ad evidenziare impietosamente, va anche detto che non sono soltanto i produttori a dover fare un esame di coscienza.

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"

maxproject
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Posted: Mar 26, 2009 12:19 PM          Msg. 25 of 677
E' proprio sull'assunto delle ultime righe di Daniela che NortheK ha e continua a spingere su determinate questioni che non dipendono dal prodotto, ma da chi lo usa.
Non è il caso dell'esempio citato, in quanto l'astrofilo ha una buona conoscenza e una buona capacità di gestione, ma purtroppo a noi è successo anche che qualcuno ha rinunciato all'ordine del telescopio perchè intimorito dal fatto che : "ma devo collimare io lo strumento?".
In questi termini cade ogni possibile argomentazione tecnica.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Mar 31, 2009 11:08 PM          Msg. 26 of 677
Ancora oggi un cliente ci contatta per l'ennessimo problema, questa volta in uno strumento di altro genere e marca (rinomata), dell'assialità ottica e meccanica.
Iniziamo a pensare che questo problema sia molto più diffuso di quanto potevamo immaginare.......
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 16, 2009 09:47 PM          Msg. 27 of 677
Altrove alcuni astrofili hanno affermato che in uno strumento rifrattore a lungo fuoco (tipicamente da f 10 in su) la messa a fuoco non è necessario sia costruita con adeguati criteri di precisione meccanica e precisione. Come primo punto si è addotta la profondità di fuoco e conseguentemente a questa l'inutilità, ad esempio, del sistema di demoltiplica.
Queste affermazioni sono - a nostro parere - puri esercizi lessicali privi di costrutto e soprattutto di buon senso.
Se ci fermiamo a discutere sulla precisione ottica di un obiettivo (in questo caso un rifrattore diciamo per esempio come il DP 100 f 13) per molte e molte righe e poi diciamo che una qualsiasi messa a fuoco anche economica è più che sufficiente, non capiamo il senso del ragionamento. Questioni economiche? Chiacchericcio da bar? Mancanza di logica progettuale? Non lo sappiamo.
E' un po' come quello che costruisce una cella per rifrattore non collimabile e la fissa al tubo filettando il medesimo......è successo anche questo, pare assurdo ma è cosi' (e non sono esenti marchi prestigiosi da questa bella scoperta).
Il primo punto, fondamentale, è quello di mantenere l'asse ottico. Chi se ne importa se siamo a f 7 piuttosto che a f 20. L'asse ottico va mantenuto a qualunque costo e in qualunque condizione osservativa, altrimenti è poi inutile metterci magari un oculare da 400 euro per "sfruttare l'ottica" magari per usare impropriamente questo strumento nella separazione di doppie strette. Con la messa a fuoco sbilenca (come quasi tutte quelle in commercio al di sotto di una certa fascia) non lavoreremo mai in condizioni ottimali ed è facile intuire il perchè anche senza aver padronanza delle leggi dell'ottica o dei manuali di meccanica.
Avete mai provato a mettere in molti fuocheggiatori cryford un deviatore magari da 51,8 e un oculare anch'esso pesantino? Vi siete accorti che tutto slitta per conto suo e magari tende a ruotare sul suo asse? Vi siete mai accorti che è praticamente impossibile effettuare una regolazione fine agendo sulle viti pressorie del cilindro cryford? Ancora : in questo caso la profondità di fuoco ci aiuta? Diremmo di no, quando sei fuori posto con l'asse ottico e meccanico sei dove non dovresti essere.........il resto sono solo opinioni fatte senza valutarne il valore e l'importanza.
Ecco perchè anche in uno strumento base come il DP 100 abbiamo messo una messa a fuoco mediamente buona come la serie 2000 di FT, che in base alle nostre misure rappresenta il compromesso giusto tra qualità e prezzo. Ovvio: la sola messa a fuoco costa quasi quanto una grondaia cinese, ma non è all'utenza di questi tubi che è destinato il DP 100, e del resto non sono i costi "cinesi" che spiegano la differenza di prezzi al pubblico di due strumenti quasi simili nei parametri a catalogo.
Osservate con cura e provate.
Maxproject


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Edited by maxproject on Apr 16, 2009 at 10:09 PM

maxproject
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Posted: Apr 16, 2009 11:27 PM          Msg. 28 of 677
Ma se vogliamo ancora approfondire l'argomento relativo alle complicazioni meccaniche e alle precisioni ottenibili, vogliamo prendere come esempio il DP 100 (perchè è concettualmente semplice da costruire e fatto da pochi pezzi, un tutto specchi con 160 pezzi non è cosi' intuitivo nemmeno nelle spiegazioni).
Realizzare le parti metalliche con l'apposita attrezzeria fatta "su misura" ha consentito elevati standard di precisione finale, il ricavo da blocchi pieni o lamierati di elevato spessore e di leghe adeguate ha permesso l'ottenimento delle tolleranze da progetto.
Ma, fattore molto importante, il tubo in fibra di carbonio è stato innestato nelle parti metalliche con un apposito bicomponente (utilizzato in campo aereonautico, e apprezzato non solo per la tenacità ma soprattutto per il comportamento termico nell'interfaccia metallo/fibra), capirete da soli che in questa operazione se:
a) il tubo non è perfetto in tutte le sue dimensioni e assialità;
b) il punto di contatto non è disegnato in modo opportuno e ben calcolato,
non avremo l'asse meccanico tra la controcella e la culatta, e come diretta conseguenza non saremo in asse praticamente quasi mai, manco collimando la cella (i diaframmi non si possono spostare dalla loro sede e sono lavorati a controllo).
Per non cascare in questo problema (non fermiamo il carbonio con i soliti grani radiali che molti usano per non dover fare i conti con le colle bicomponenti costosissime e difficili da manovrare), è stato necessario attrezzare anche un apposito banco di montaggio con un sistema meccanico di centraggio.
Il risultato è che lo strumento è quasi collimato perfettamente già quando viene tolto dal banco meccanico, risultato notevolissimo se consideriamo che si pone in asse da solo con ben tre elementi liberi..........una storia molto diversa da un unico tubo di alluminio raddrizzato al tornio per qualcuno e per i meno fortunati calandrato e saldato.
maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 18, 2009 04:33 PM          Msg. 29 of 677
Altrove leggiamo proposte interessanti relativamente all'argomento delle messe a fuoco.
A parte il voler far passare dei concetti piuttosto opinabili se non risibili, ammantandosi di chissà quale esperienza tecnica, è doveroso puntualizzare e rimarcare aspetti che qui e altrove sono stati riportati.
Non crediamo che importi al lettore sapere che 50 anni fa esistevano messe a fuoco ultraprecise (ma che supportavano pochi o nulla accessori....in ambito amatoriale, dove esistevano gli oculari da 27 mm e nei più evoluti da 32 mm. con piccolissimi prismi di deviazione), giacchè era pure possibile a quei tempi - visto l'elevatissimo costo di ogni strumento astronomico - permettersi anche di lavorare al tornio o alla fresa un pezzo meccanico con precisioni centesimali e oltre, e che oggi questi pezzi - ancorchè avessero un senso - costerebbero alcune migliaia di euro. Ne speriamo sia passato il messaggio che con due tubi in PVC si può osservare decorosamente.........certo anche questo va bene se non si ha altro, ma se possibile evolversi allo stadio superiore tanto meglio.
Resta il fatto che si afferma l'inutilità (di nuovo) di certi prodotti perchè troppo precisi, troppo ben fatti, e in definitiva non utilizzabili.
Se l'assioma: costo dello strumento > costo della messa a fuoco , va rispettato (nel senso che in un tubo pieno di problemi non ha effettivamente senso metterci una messa a fuoco da 400 euro), non possiamo considerare sensato affermare ciò "a prescindere" dal tipo di strumento che si usa visualmente.
Già, questi utenti ci dovrebbero però spiegare perchè quando vanno su certi marchi pretendono delle messe a fuoco perfette, mentre derogano sulla questione quando autocostruiscono.
Potremmo soffermarci in modo pignolo - ma non utile - su ogni scelta fatta dai nostri colleghi costruttori, nel bene o nel male, ciascuna di queste ha un senso ben evidente o nel marketing o nel prezzo di vendita finale.
Pare comunque che ci si diverta a semplificare questioni che sono e restano non a nostro giudizio, ma secondo le opinioni di astrofili effettivamente esperti e competenti, fondamentali e basilari nella concezione e costruzione di uno strumento astronomico. La messa a fuoco - purtroppo per questi simpatici divulgatori - non è un elemento secondario, ma piuttosto pari ed uguale a livello di importanza alla qualità dell'ottica del tubo ottico, sul quale magari l'autocostruttore ha montato una orientale da 70 euro e un bell'oculare super da 400 euro.
Il buon senso e un po' di accortezza possono far riflettere e scegliere i prodotti che il mercato offre per tutte le tasche, purchè - a partire dalle ottiche e finendo all'oculare - il tutto abbia un medesimo livello qualitativo, in caso contrario l'anello più debole del sistema rappresenterà le massime performances del nostro telescopio.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 18, 2009 11:55 PM          Msg. 30 of 677
Continuando sul tema delle precisioni meccaniche, il solito e oramai noioso (pare non abbia altro da fare che salire sullo scranno per erudire il popolo) tuttologo ci informa che anche lui ritiene che per un RC la meccanica sia fondamentale (bene, almeno fino a qua siamo certi di non aver sbagliato), e gli diamo anche ragione quando dice che in quel telescopio citato l'uso del carbonio proprio non serve a niente (ma non perchè a lui non piace o non serve perchè un tubo in alluminio fa lo stesso lavoro, ma perchè è - lo abbiamo verificato - costruito in modo errato, mentre chi fa imaging sa quanto sia importante verificare e tenere costantemente sotto controllo il fuoco, e nel caso di tubi in alluminio rifuocheggiare ogni 10-15 minuti cosa non più necessaria con i tubi in carbonio), non possiamo pero' sorridere un pochino quando si arriva ad affermare tra le righe che questa sarebbe una meccanica di ottimo livello, ad un prezzo di mass market. Conosciamo bene il produttore e conosciamo i metodi con cui lavora, in questi termini parlare di precisione meccanica è evidentemente uno sforzo pubblicitario.
Ci puo' spiegare l'esperto in cosa consiste questa meccanica molto precisa e in che modo ha determinato che è precisa, e in che modo pensa sia performante in campo fotografico (risparmiandoci le solite foto pubblicitarie perchè sappiamo tutti come si ottengono), e in che modo pensa che lo strumento in questione vale di più dei soldi richiesti?
Siamo lieti di ascoltare e siamo pronti ad imparare.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 21, 2009 11:32 PM          Msg. 31 of 677
In coda a questo argomento, rileviamo uno sforzo atto a convincere che con due soldi si possono costruire sistemi meccanicamente performanti. Non ci vogliamo curare di chi scrive queste cose, sarebbe una lotta impari e senza uno scopo ben preciso (chi è alla ricerca di cortesie e favoritismi a volte si mette in posizioni molto scomode), ma - nello spirito tecnico e non polemico di questo forum - voglia chiarire alcuni aspetti strettamente meccanici.
Si dice che la messa a fuoco anche se non è precisa va bene lo stesso. Su questo abbiamo già scritto prima e non ci torniamo. Si dice che - avendo l'uso di diversi modelli/marche - si puo' affermare senza ombra di dubbio che la precisione meccanica non va ad inficiare la portata della messa a fuoco. Premettiamo che per nostra deformazione mentale non riusciamo a capire il senso dello scritto, sarebbe come dire che un parallelepipedo quadrato non entra in un foro rotondo ma va bene lo stesso.
Se utilizziamo una messa a fuoco cryford dobbiamo prima di tutto capire il concetto sul quale poggia questo progetto: la frizione praticata da un perno o rotella sul cannotto di scorrimento.
Qua ci sono poi una infinità di varianti con l'utilizzo di cuscinetti a mo' di contrafforte contro le flessioni ecc.
Ma c'è un difetto intrinseco in questa messa a fuoco (che ha anche molti vantaggi sia ben chiaro), che è la necessità di caricare parecchio il perno o la rotella in modo che la forza pressoria sia elevata e costante, e come conseguenza di questo effetto avremo una tendenza del cannotto ad andare fuori asse.
Ci sono molti sistemi per rimediare a questo problema. Ma il più furbo è stato quello della Feather Touch (noi siamo utilizzatori e non vendiamo questo prodotto, potremmo sicuramente usarne altri che ci hanno offerto forti sconti per implementare le loro meccaniche ai nostri tubi, al contrario di FT che non ci sconta quasi nulla), se guardiamo la più piccola (la serie 2000) noteremo che lo slittamente del perno non è diretto sul cannotto ma su una lamina in acciaio indeformabile, reso ancor più indeformabile dal posizionamento ai lati di due perni sempre in acciaio (quindi una sorta di rinforzo) che sono a sezione circolare, rettificati e che scorrono in guide adeguate.
Questo stratagemma sortisce molti effetti. In primo luogo il canotto viene fortemente irrigidito dalla lamina, senza doverlo spessorare molto e mantenendolo in alluminio, in secondo luogo la lamina e le due guide laterali sono prigioniere e quindi oltre a non flettere non spostano l'asse della messa a fuoco, e come risultato finale avremo una portata decorosa (non mastodontica sia ben chiaro, nessun cryford puo' avere portate elevate a meno di bloccarlo), ma soprattutto avremo un asse costante per tutta l'escursione del cannotto (saggiamente di soli 60 mm).
Se prendiamo la solita orientale, citata come assolutamente equivalente, osserviamo che la rotella (un pernino di acciaio del diametro di circa 4 mm, che si storta non appena la messa a fuoco riceve un urto) friziona direttamente sul cannotto in un punto in cui è stato fresato. Praticamente tutto si scarica sul cannotto e i piccoli cuscinetti che stanno sopra non ce la fanno a mantenere l'asse, perchè è il perno stesso che si flette. Risultato: se non stringo va tutto a spasso, se stringo vado fuori asse (oltre 1 mm misurato al banco), se stringo troppo storto il pernino. In una di queste noi abbiamo rattoppato (un po grossolanamente è vero ma si fanno sempre esperimenti) grattando la parte fresata con una carta vetro fine, in modo da renderla ruvida. Il pernino lavora un po' meglio, ma il fuori asse - è ovvio - non si toglie.
L'anello interno di ottone (quello che strozza gli oculari) è troppo corto e fuoriesce dalla sede, talvolta impedendo di inserire l'accessorio (provato su 3 esemplari della stessa casa, e anche su una JMI da 3" dal costo esorbitante), e viene comandato da una sola vite (2 nella FT), la tolleranza del foro interno dove inserire gli oculari è impossibile da stabilire, su tre esemplari c'erano e ci sono tre tolleranze diverse, sulla FT siamo a qualche centesimo su diversi esemplari.
Una costa 70 euro l'altra 350 circa grosso modo. Nella prima il riduttore a 31,8 è fissato con la vite laterale, entra e si disassa, nella seconda con le due viti e nel riduttore ribassato c'è anche un riscontro con un perno di precisione. L'asse è sempre mantenuto.
Con questo non stiamo dicendo che FT sia il meglio sul mercato. E' sicuramente un compromesso adeguato per certi strumenti, per altri è necessario salire nello standard.
Poi - noi col calibro in mano, gli altri con la lingua al vento - possiamo parlare di qualsiasi argomento, ma la meccanica non è un'opinione che puo' essere disconnessa dalle misure fisiche.
Maxproject


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Edited by maxproject on Apr 21, 2009 at 11:36 PM

enrico
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Posted: Apr 22, 2009 11:53 PM          Msg. 32 of 677
E ho capito ma 400 cocuzze sono 400 cocuzze, è anche vero che una volta spesi sono spesi per sempre, perche te la smonti e rimonti in un altro tubo al limite, forse economicamente parlando sta qua la convenienza.
Io trovo giusto che nei nostri telescopi in carbonio e meccanica sofisticata venga montata una messa a fuoco mediamente (gasp per gli altri è il top, che significa mediamente?) valida, sarebbe una cretinata mettere quegli affari da quattro soldi.
Ciao
Enrico

daniela
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Posted: Apr 23, 2009 02:24 AM          Msg. 33 of 677
ciao Enrico io penso che il reggimento marcia al passo del piu' lento, ovvero che la catena e' forte quanto il suo anello debole, ovvero che e' il collo di bottiglia a determinare il flusso massimo. Penso che se uno per motivi suoi ha uno strumento che non ha esigenza di un fuocheggiatore impeccabile (le avete viste le prime foto di Keplero? quello lavora fuori fuoco per ragioni di antiblooming, come quasi tutti i telescopi che fanno fotometria) ben vengano i fuocheggiatori economici e magari anche gli specchi astigmatici, cosi' come ben vengano i fuocheggiatori economici se lo strumento per una serie di ragioni - ad esempio che non si puo' o non si vuole spendere - ha qualita' ottica e meccanica sufficiente ma nulla piu'. E' invece assurdo spendere X su uno strumento e poi insistere a risparmiare x sulla MF ottenendo il solo e unico risultato di far performare l'ottica e la cella e l'intubazione pagate un bel po' di quattrini esattamente come un'ottica assai piu' scarsa e assai piu' economica. In effetti forse non e' l'unico risultato... perche si ottiene anche l'effetto collaterale di rendersi un po' ridicoli. Pero' va detto che casi del genere sono piu' unici che rari e che solitamente chiunque intuba un telescopio fa le considerazioni di cui sopra e agisce di conseguenza. Credo che anche questo dovrebbe essere un elemento di riflessione: se le messe a fuoco da quattro soldi sono tutto sommato adeguate alle ottiche e alle meccaniche in circolazione, e se le messe a fuoco in questione hanno tolleranze assai ampie per usare un eufemismo, ecco direi che questo ci da' una buona stima delle "precisioni" reali di certe ottiche e meccaniche "di precisione" che montano tali messe a fuoco. Un saluto. Daniela

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"

maxproject
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Posted: Apr 23, 2009 12:25 PM          Msg. 34 of 677
Yups, questo topic si fa interessante.
Comunque ritornando ai Feather Touch credo che il problema non sia quanto possono "sopportare"
in termini di peso, ma bensi' come reagiscono ai carichi e se sono progettati per restare
sempre e comunque (con pesi entro i limiti stabiliti) esattamente ortogonali al fascio ottico.
E' su questo punto che ho alcuni dubbi....dubbi derivanti anche da varie prove da me fatte.
Inoltre parlando di peso non va mai dimenticato l'enorme effetto leva che devono sopportare,
i 3 chili di ccd oltre al peso di spianatori, raccordi, prolunghe e quan'altro diventano abbstanza di piu'.
O sbaglio in qualcosa?

Ps.: Comunque le donne hanno un debole per la Northek

[POST RIPORTATO CON AUTORIZZAZIONE SCRITTA DELL'AUTORE RAFFAELE CASTELLANO]

Quanto scrive questo astrofilo, esperto in astroimaging da lungo tempo, corrisponde al vero.
Se notate parliamo sempre delle messa a fuoco FT serie 2000 come una messa a fuoco di standard medio e per applicazioni generali. Non a caso viene montata su strumenti fino a 250 mm. di diametro, che noi consideriamo per il nostro cronoprogramma costruttivo, degli entry-level di alta gamma. Non ripetiamo quanto detto precedentemente su questa messa a fuoco.
Ma, come giustamente ci fa notare Raffaele Castellano, quando si tratta di fare imaging spinto con carichi (CCD evoluti, ruote portafiltri, ottiche adattive e quant'altro) importanti è ovviamente necessario ricorrere a sistemi differenti (e di costo anche diverso....).
Le flessione e le torsioni sono sempre dietro l'angolo.
In questo caso si deve forzatamente calcolare in modo molto preciso dove andro' a posizionare il sensore e tutto il treno ottico/meccanico che lo precede, valutare la costruzione di una raccorderia (in ergal possibilmente) adeguatamente robusta e leggera, e considerare l'applicazione di una messa a fuoco dedicata, con escursioni a questo punto limitatissime (siamo nell'ordine dei 10-20 mm.) ma ESTREMAMENTE precise e controllabili, anche in funzione delle termiche.
Per ottenere questo si puo' ricorrere a diversi sistemi, come quelli a piastre, a pantografo, elicoidale senza rotazione, ecc. I pesi saranno di conseguenza.
E' un tema che affronteremo in modo molto corposo nella serie "350" di NortheK!
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 25, 2009 01:37 PM          Msg. 35 of 677
La soluzione delle prolunghe pre-fuocheggiatore è l'unica in grado di evitare pesanti flessioni sul treno ottico ed è una soluzione usata in molti strumenti di prestigio.
Il BFelevato è, secondo me, richiesto o dalla volontà di creare un strumento tuttofare (quindi osservazioni con e senza diagonale) o dalla possibilità concessa all'utente di interporre un riduttore di focale che, notoriamente, sottrae molto BF.
La qualità del fuocheggitore di serie è correlato al prezzo del telescopio.... nessuno ti regala niente, quindi o ti accontenti o spendi di più.
Ho avuto modo di provare o possedere fuocheggiatori di tutti i tipi e costi : crayford taiwaesi da 2", 4" Takahashi, WO da 4", FT da 2" e 3.5" infine PDF della FLI. Purtroppo se si vuole l'affidabilità assoluta (o quasi) nel campo dell'imaging con ccd pesanti (tipo STL o FLI) bisogna spendere cifre pari a quelle di un intero RC della GSO e puntare su un prodotto iperspecializzato e sostanzialmente inutilizzabile per scopi visuali.

[POST RIPORTATO CON AUTORIZZAZIONE SCRITTA DELL'AUTORE "VITTORIO"]

Siamo totalmente in sintonia con l'autore di questo post, noto ed esperto astroimager, che poi dice chiaramente come stanno le cose, al di la di tante ciance che si possono fare più per il gusto di chiaccherare che per un apporto costruttivo.
In primo luogo ha ragione quando dice che la qualità del fuocheggiatore è correlata al prezzo del telescopio. Fanno sorridere quelli che pensano che in un telescopio di 1000 euro per esempio, ci sia un fuocheggiatore adatto a riprese magari con CCD.
Nella gamma NortheK entry-level abbiamo piazzato un fuocheggiatore molto ben fatto ma pur sempre proporzionato alle prestazioni, al prezzo, e alla tipologia di strumento.
Non è un mistero per nessuno che se si vuole qualcosa di più performante bisogna rivolgersi a progetti specializzati (ma qui cadiamo poi anche nel discorso di tutto il contorno necessario) o di altissima gamma come la futura serie "350" di NortheK.
L'autore ci conferma: per imaging di altissimo livello, fuocheggiatori dedicati, costi elevati, pesanti limiti di utilizzo in altri settori.
Un appunto circa il Back Focus: anche noi nel nostro RC 250 abbiamo tenuto un BF generosissimo, questo per permettere la futura implementazione di un correttore/spianatore e anche per permetterne un uso un po' più universale (come si addice ad uno strumento di questa fascia di prezzo), la messa a fuoco è ovviamente provvista di tutte le prolunghe "ante" fuocheggiatore, oppure se lo si desidera si possono realizzare prolunghe calcolate monoblocco in Ergal o acciaio.
Maxproject

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elisa
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Posted: Apr 25, 2009 04:31 PM          Msg. 36 of 677
Ps.: Comunque le donne hanno un debole per la Northek

E' vero Raffaele, non capisco niente di quello che scrivete, ma siamo in parecchie qua in northek.......meno male che non è il solito forum di maschi.
Ely

maxproject
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Posted: Apr 25, 2009 06:53 PM          Msg. 37 of 677
Okei okei imporremo le quote rosa anche in NortheK.....graditissime comunque da tutti i lettori

Tornando ai nostri argomenti oggetto del topic, vorremmo anche spostare la discussione tralasciando un po' per il momento la piega delle messe a fuoco, sulle altre questioni che complicano il mantenimento degli assi ottici e meccanici.
In particolare c'è un dettaglio che a molti sfugge, ma che è estremamente importante:
vi siete mai chiesti con che criterio viene progettato e calcolato (da chi lo fa ovviamente) il piastrone dove si collega la messa a fuoco?
Con le nuove celle (serie 3) questo dettaglio è stato da noi superato rendendo la messa a fuoco indipendente dalla piastra, ma gli altri?
Osservate un nome al di sopra di ogni sospetto RCOS, andate nel sito e guardate il filmato sulla collimazione, buttate un occhio sulla piastra di quel grosso Ritchey Chretien, poi ne parliamo.
Maxproject


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Edited by maxproject on Apr 25, 2009 at 06:55 PM

maxproject
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Posted: Apr 25, 2009 09:49 PM          Msg. 38 of 677
Allora partiamo da un concetto fondamentale. Quando applichiamo una messa a fuoco alla piastra del nostro telescopio (parliamo di diametri da 200 a 350 mm, per quelli piu grandi il problema, grazie alle masse in gioco, non sussiste), se non utilizziamo uno stratagemma come per le StabilobloK, avremo un fulcro della leva meccanica corta che si scarica su tutta la piastra, in particolare in prossimità del punto di aggancio.
La deformazione è estremamente elevata (basta calcolarla partendo da una leva di 150 mm. dalla piastra con un peso di 3 kg.), tanto e forse di più di un ipotetico fuori asse della messa a fuoco. Il problema non sussiste se carichiamo poco il fuocheggiatore e teniamo la leva corta.
Osservate sempre il solito produttore che noi citiamo (RCOS) perchè lo riteniamo uno dei più seri sul mercato. Gli strumenti costruiti da questa azienda hanno un costo molto alto, ma - almeno in alcuni elementi - questo costo si giustifica (non in tutti però). Ad esempio il piastrone della culatta è tutto lavorato dal pieno e si sono ricavate nervature a nido d'ape con la fresa. Questa operazione è costosissima (per tirature piccole come le loro una piastra siffatta supera abbondantemente i 500 euro), ma è una assoluta garanzia di planarità.
Giriamo il piastrone e scopriamo e si vede anche che questa superficie è tutta spianata a controllo. Niente profilati commerciali da 5 euro al kg.
Anche noi usiamo metodi simili, tranne la nervatura nel diametro 250 perchè comporterebbe un peso eccessivo allo strumento, abbiamo quindi ovviato a questo problema facendo scaricare la leva in un punto più interno ed in una piastra da 8 mm. anzichè da 5 mm., si sono mantenuti i pesi e si sono raggiunti i medesimi criteri di precisione.
Poi cominciate a domandarvi perchè stranamente molti correttori non funzionano.
Maxproject


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Edited by maxproject on Apr 25, 2009 at 09:51 PM

maxproject
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Posted: Apr 25, 2009 10:22 PM          Msg. 39 of 677
Scaricando il peso della leva corta in una piastra interna della cella, avremo comunque un secondo problema che vedremo delinearsi nel nostro disegno o progetto e nei calcoli della struttura. Essendo Stabiloblok un sistema complesso che non viene tenuto collegato al telescopio col classico cannotto da quattro soldi, abbiamo applicato i tre micrometri di regolazione centesimale del piano sulla culatta sottile, li abbiamo rinforzati con dei supporti in alluminio con all'interno un cuscinetto lineare in polimero, inoltre i micrometri medesimi hanno una basetta in acciaio alta 1 cm che fornisce una forte nervatura.
A questo punto il micrometro comanda una albero in acciaio rettificato e cromato. E' questo albero (3 a 120°) che supporta la cella e contrasta la leva posteriore. Ulteriori accorgimenti costruttivi consentono di irrigidire tutta la struttura senza apportare ulteriori pesi.
Maxproject

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daniela
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Posted: Apr 26, 2009 04:15 PM          Msg. 40 of 677
Non tutti pensano che la catena e' solida quanto il suo anello debole e c'e' chi e' convinto che si possa portare uno strumento di fascia budget a fare i miracoli, naturalmente effettuando la magia di turno. NortheK, a differenza di chi predica che i catadiottrici commerciali "potrebbero funzionare" se ben settati, ma non ha idea di come procedere in tal senso, e a differenza di chi non e' troppo dispiaciuto della scarsa padronanza dello strumento da parte dell'utente finale, vede con favore l'esistenza di strumenti a prezzi popolari e largamente diffusi, e ne sostiene il corretto utilizzo per trarne il meglio. Nei prossimi giorni grazie alla collaborazione con un preparatissimo astrofilo di oltreoceano prenderemo uno di questi catadiottrici, lo smonteremo idealmente - e spiegheremo come farlo in pratica, passo per passo, evidenziando quello che si puo fare - a costo irrisorio o nullo - per farlo lavorare al meglio e senza bisogno di essere dei meccanici professionisti; e quello che va oltre le capacita dello strumento.... nello spirito di fornire info utili a tutti i lettori come sempre qui a NortheK.

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"
 
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