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Author Topic: Assialità assi ottici e complicazioni meccaniche. (677 messages, Page 3 of 34)

maxproject
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Posted: Apr 26, 2009 06:30 PM          Msg. 41 of 677
Daniela ha iniziato a discorrere di questo argomento (quello degli SC commerciali) in un post apposito, in modo che sia facilmente leggibile e ben individuabile dagli utenti.
Dunque noi torniamo all'argomento di questo lungo post che con nostro grande piacere è molto letto dall'alto numero di non loggati che vediamo tutti i giorni.
Abbiamo spiegato a grandi lineee in modo grossolano (si, ovvio, i trucchi del mestiere non li postiamo, non è il caso di insegnare ad altri assemblatori come si fanno alcune cose), come e dove si presentano i problemi di distorsione nel supporto della messa a fuoco.
In NortheK si è ragionato parecchio su questo tema, si sono rifatte per tre volte le celle e le controcelle della serie 250, e si è fatta una serie infinita di misure al banco (misure meccaniche). Ora siamo certi di aver raggiunto il massimo che il budget di spesa consente, meglio si può ancora fare ma a costi molto (molto) più alti.
Un elemento da non trascurare, quando si usano lamierati sottili (p.e. 5 mm. dove già la lavorazione di precisione alla fresa va fatta con i dovuti accorgimenti o si deforma tutto), è la capacità di creare sistemi di rinforzo inerti in tutta la struttura. Se infatti usiamo sistemi spianati almeno a 0,1 (ma misuriamo spesso 0,01) è poi inutile permettere che questi siano soggetti a flessioni maggiori.......
La regolarità di un filetto ad esempio, ed il suo buon funzionamento, dipende anche da questo e in strutture in lega in cui è facilissimo rovinare il medesimo, è fondamentale.
Abbiamo visto un blasonato RC italiano di grande mole, con tutti i filetti storti, tanto che ci pensava la vite a scavarsi la sede........
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 26, 2009 09:22 PM          Msg. 42 of 677
Non dimentichiamo che la cella per primari StabilobloK 25 va ad innestarsi su di un anello sempre in lega spianata dello spessore esiguo di 5 mm. è questo anello che si incarica di mantenere al suo posto la cella e di far partire il tubo UnitorK con i sistemi di innesto degli snodi sferici, ecc.
Un anello siffatto di notevole diametro (360 mm) presuppone una progettazione e una lavorazione molto attenta, sopratutto perchè è sottile e quindi soggetto a molte deformazioni.
Nel progetto ci si scontra con un problema fondamentale che è quello del peso, cosi' purtroppo importante in questi piccoli diametri, e che complica di molto le capacità costruttive eliminando soluzioni semplici e a buon mercato.
Naturalmente non possiamo spiegare come, ma si è riusciti a raggiungere il risultato richiesto (toll. 0,1 mm senza nessuna deformazione sul piano o sulla figura geometrica), questo è estremamente importante in funzione del fatto che dobbiamo garantire il piano della cella (non si può compensare con i regolatori micrometrici, sarebbe una inesattezza procedurale attuata per rimediare un errori di costruzione, il che non si addice ad un disegno ben pensato e soprattuto ben attuato a livello industriale.
Resta dunque da domandarsi come si possa pensare in sistemi realizzati magari a fusione e con un tubo di alluminio calandrato attaccato con tre viti, come il progettista possa pensare di mantenere determinati standard qualitativi. Eppure comperano e pagano cifre salate.....
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 26, 2009 10:07 PM          Msg. 43 of 677
Nella serie 350 in fase di disegno in questi mesi, si sono affrontati tutti i temi o si stanno affrontando, di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti. In questa serie di strumenti - che saranno presentati al mercato come top di gamma (non abbiamo nessuna intenzione di fare concorrenza alle produzioni cinomessicane ne tantomeno a costosi tentativi commerciali che non hanno poi un riscontro tecnico specifico), mantenendo sempre come punto fermo la precisione della realizzazione.
Vogliamo che il prodotto sia un vero strumento tecnologico di alto livello che performi al massimo con il diametro ottico di cui dispone. Via le cose inutili, grande spazio agli accorgimenti meccanici e strutturali per eliminare ogni e qualsiasi presupposto di interferenza prestazionale con le ottiche.
Per poter far questo e rendere tali strumenti accessibili agli astrofili è necessario eliminare dal tubo ottico tutte quelle "novità" commerciali che spesso si traducono in un aumento dei costi, ma non in un aumento delle prestazioni finali.
Sono strumenti come è ovvio vocati ad una postazione fissa su montature adeguate, solo cosi' potranno essere sfruttati al meglio delle loro potenzialità.
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 27, 2009 09:57 PM          Msg. 44 of 677
Dando per scontato che quando si colloca la piastra posteriore del tubo, con collegata la cella portaspecchio, quest'ultima stia al suo posto senza avere dei "flop" imprevisti e variabili in funzione del centro di gravità, avremo dunque un punto di partenza abbastanza preciso. Ci penseremo poi al centramento dello specchio primario nella medesima, con la cura e le precisioni necessarie, in modo tale che sul vetro non ci siano forze (o siano quantomeno realmente ridotte al minimo) di alcun genere che vanno a deformare il fronte d'onda.
Il nostro problema degli assi - meccanici - aumenta e cresce con la lunghezza del tubo ottico, nel caso di UnitorK il traliccio truss in carbonio. Questo traliccio è stato progettato e costruito in modo ben preciso e ponderato, i tubi in carbonio sono con inserti in alto modulo e con una tipologia di tessuto adeguata a questi scopi. Non ha molta importanza il fatto che i tubi del traliccio siano molto precisi esternamente (mentre lo sono internamente ovviamente), dovremo infatti attraverso il settaggio degli snodi portare in asse la parte terminale.
Ora osservate la parte terminale, considerate quello che abbiamo scritto relativamente al primo anello di partenza del truss e traslatelo nell'ultimo anello, ora capite perchè c'è un terzo anello che si incarica di scaricare tutte le forze distorsive di AxyS........
Maxproject

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maxproject
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Posted: Apr 28, 2009 10:32 PM          Msg. 45 of 677
AxyS è un pezzo meccanico molto complesso, sicuramente molto di più dei due soliti dischetti con le tre vitine radiali. Stiamo parlando di assi in acciaio rettificati, cuscinetti assiali, sistemi di scorrimento e filettature microfini, in modo da far perfomare la collimazione anche ad elevatissimi ingrandimenti.
Tutto questo ha un prezzo: il peso. Parliamo di un peso sempre contenuto, ma notevolmente superiore a quello di tanti altri.
Abbiamo per prima cosa realizzato lo spider in acciaio e non in alluminio, poi lo abbiamo ancorato al blocco centrale con della bulloneria molto resistente che si innesta in due blocchi di alluminio ben distanziati e mantenuti in asse da delle barre in acciaio. Ogni elemento distorsivo è stato eliminato, quale che sia la forza di trazione o di leva applicata al sistema.
Questo è fondamentale, prima di tutto perchè quando effettuiamo il centraggio è importante che questo venga mantenuto. Gli assi meccanici nascono dal progetto, ma vanno poi settati al banco e successivamente allo star test. Tutto l'insieme degli elementi , ciascuno con il proprio asse, deve lavorare all'unisono e non variare di propria iniziativa per le termiche o per forze meccaniche.
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Posted: May 3, 2009 10:36 PM          Msg. 46 of 677
Tornando un attimo sulla cella per primari, vorremo sottolineare solo ancora un aspetto, relativamente al fatto che noi nei telescopi con fuoco posteriore cerchiamo di dare il maggior back focus possibile. Questa esigenza - secondo noi importante - strettamente amatoriale e per strumenti ad uso generale (anche se specializzato, ma sempre un po' generico quando finisce nelle mani di un amatore), ci ha obbligati ad uno studio accurato delle leve di cui abbiamo parlato in precedenza e con la massima attenzione nel non portare flessioni strane lungo il percorso ottico, sia nella raccorderia ma anche e soprattutto in tutte le piastre di collegamento.
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Posted: May 4, 2009 09:32 PM          Msg. 47 of 677
Parrebbe che, a conferma di quanto andiamo dicendo, anche i sostenitori di questa tesi sull'inutilità di certi accessori qualitativi, si stiano ricredendo, e non poteva essere altrimenti.

Ad una logica ferrea non si puo' rispondere con degli assunti puramente teorici postati a suffragare scelte molto discutibili.

Maxproject

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maxproject
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Posted: May 9, 2009 09:14 PM          Msg. 48 of 677
Ancora su questo argomento delle assialità. Abbiamo in questi giorni smontato un blasonato strumento fotografico, che ha da sempre dato problemi fin dalla consegna al cliente, ed abbiamo iniziato a verificare perchè in un uso fotografico si presentano gravi difetti di qualità nell'immagine.
A parte una certa ingenuità costruttiva e una assoluta assenza di componenti, tanto da doverci chiedere come e perchè si venda uno strumento a quel prezzo, ci sono fin da subito dei pesanti problemi di esecuzione del manufatto.
Non vengono rispettate in alcun modo le misure con tolleranze assolutamente non accettabili per un telescopio provvisto di lastra corretrice. Il tubo è storto (è un calandrato in alluminio, bloccato con dei rivetti all'interno, saldato e poi finemente levigato, tanto da sembrare un monolitico), e per storto intendiamo la non ortogonalità dei terminali, il menisco risulta forzato sempre e solo da una parte, tanto che il sistema arcaico di ritenzione si è stortato in fase di montaggio.
Con questi presupposti diventa molto difficile poter apportare delle correzioni costruttive, e veramente funzionali allo strumento.
Maxproject

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maxproject
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Posted: May 10, 2009 12:53 AM          Msg. 49 of 677
Accidenti certo che a leggere in giro se ne imparano di cose.
Leggiamo in un post di un forum popolare che un astrofilo molto esperto in rifrattori consiglia al suo amico di intubare un rifrattore di alta classe (e di diametro consistente) in un tubo di alluminio di 2 mm., ma meglio 3 mm. perchè se no il filetto della cella non tiene.
Se questi sono i presupposti tecnici per creare e far performare un ottica da migliaia di euro, diremmo - con modestia e sottovoce - che certi consigli è meglio tenerseli per se.
L'estensore si è reso conto che filettare tre mm. di alluminio al tornio vuol dire avere forse un mm. di alluminio intorno alla cella? E si è reso conto che la semplice operazione al tornio di questo processo rendera fuori asse per svergolamento tutta la struttura?
Se proprio si vuole percorrere questa strada, si deve partire da un tubo di almeno 5 mm di alluminio di spessore (5 per parte) e eventualmente alleggerirlo per un mm verso la parte centrale.
Meglio sarebbe costruire una controcella dal pieno con i giusti calcoli strutturali adeguati a mantenere in asse il prezioso obiettivo, e a questa collegarsi si con un tubo da 3 mm di spessore (non due).
Maxproject

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daniela
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Posted: May 10, 2009 01:06 AM          Msg. 50 of 677
Ma una domanda: questo esperto e' quello che ha dichiarato di aver sbagliato il dimensionamento del proprio rifrattore, per giunta con una cella affetta da forti tensionamenti? perche' se cosi' fosse almeno abbiamo capito i problemi tecnici (e concettuali) dove stanno.
Massimo apprezzamento per chi prende l'iniziativa e decide di intubare, e NortheK rimane a disposizione per fornire suggerimenti a tutti coloro che ne necessitano, cosi' da evitare questi inciampi dovuti alla scarsa conoscenza della meccanica di base, che diventa un problema in telescopi con obiettivi pesanti e focali di conseguenza.

Daniela

"L'essenza della liberta' e' la matematica"

maxproject
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Posted: May 10, 2009 01:09 AM          Msg. 51 of 677
Non ha importanza chi è l'astrofilo, quanto mettere in evidenza come sia facile commettere errori anche in buona fede. Noi stessi lavoriamo da 3 anni alla serie 250 con il fine di ottimizzarla sotto tutti gli aspetti, e non pretendiamo sia perfetta.
Maxproject

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maxproject
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Posted: May 10, 2009 10:45 PM          Msg. 52 of 677
Proprio da questi ultimi post possiamo prendere in esame il problema di come non sia banale realizzare un sistema ottico, meccanico senza approfondire tutti gli aspetti. Il fatto - ad esempio - di pensare di porre un doppietto abbastanza pesante tramite un filetto in un tubo di alluminio è un errore abbastanza grave.
Se il tubo è sottile, quando viene messo in macchina per la creazione del filetto, avremo il problema dello svergolamento e - ci si ricordi bene - il filetto non sarà sufficientemente preciso.
Questo comporta un secondo problema: siamo meccanicamente fortemente fuori asse. Questo in teoria può essere eliminato con la cella collimabile, ma se è vero è anche vero che siamo intrinsecamente in una costruzione mal progettata. Diventa infatti impossibile lavorare in modo corretto con i diaframmi (ammesso che siano calcolati correttamente) e con la controcella finale che supporta il fuocheggiatore.
A questo occorre aggiungere le condizioni in cui presentiamo il tubo in alluminio, con tutti i suoi problemi di ortogonalità, che il filetto si mangia.
Abbiamo già scritto che se si vuole realizzare qualcosa di veramente performante (ammesso che l'ottica giustifichi questa spesa) bisogna partire con le idee ben chiare e con le giuste conoscenze di meccanica.
maxproject


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Edited by maxproject on May 11, 2009 at 12:23 AM

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Posted: May 11, 2009 09:17 PM          Msg. 53 of 677
Per quanto sopra, ad esempio, nel piccolino di casa NortheK (il DP 100), ci siamo ben guardati dall'appoggiare il nostro obiettivo ad un misero anellino di alluminio incollato al carbonio.
E' stato necessario realizzare un pezzo monoblocco, pure consistente, molto preciso e in forma conica per dargli maggior resistenza a parità di peso, e su questo monoblocco si è lavorato col carbonio.
Si potevano ottenere i medesimi risultati riportanto un tubo rettificato in alluminio, ma avremmo pagato questo con una maggior dilatazione termica e soprattutto con un peso ben più alto per non aver flessioni (il carbonio è spesso un mm. per parte, in questo caso sarebbero necessari per avere medesime prestazioni 4 mm. di alluminio per parte).
Ottenere un bazooka di 1,4 mt molto ben curato e con un peso di molto inferiore ai 6 kg.,
considerando anelli di raccordo, messa a fuoco e cercatore 9x60, paraluce da 132 mm. x 200 in alluminio avvitabile, non è facile da fare sopratutto se si voglio risultati finali di alta qualità.
Maxproject

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maxproject
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Posted: May 11, 2009 11:26 PM          Msg. 54 of 677
Possiamo immagine un rifrattore ben più grande costruito con i medesimi criteri?
Tempo fa abbiamo analizzato la costruzione di un rifrattore Zeiss da 200 mm f 15 acromatico.
La distribuzione dei pesi e soprattutto la necessità di creare una meccanica di altissimo livello per un'ottica di questa classe, ci ha impegnati alcuni giorni, sia nei calcoli strutturali per il carbonio e nell'analisi degli elementi finiti.
Detto questo, ci siamo concentrati su due aspetti ben separati. Il primo il tubo in carbonio.
Abbiamo scelto senza indugio un sistema a wrapping con alcune resine e tessuti ad alto modulo. Il risultato è stato quello di un tubo del peso di 12 kg. in grado di mantenere tutti gli assi ottici e meccanici entro 0,02 mm. (due centesimi di millimetro). E' su questo valore che si è poi lavorato per la parte meccanica.
Un siffatto tubo in alluminio avrebbe avuto un peso ben superiore ai 40 kg. con grandi problemi di dilatazione termica.
E' infatti la capacità di mantenere l'asse ottico e meccanico in una tolleranza strettissima che ci dice quanto e come è precisa la costruzione.
Si è poi pensato alla parte meccanica, ovviamente la cella esisteva già, si è quindi pensato ad una controcella che interfacciasse perfettamente con la parte in fibra (incollata con resina ad alta pressione), quindi ricavando la medesima da un piastrone da 100 mm. di spessore laminato e non da fusione, lavorato totalmente a fresa e in fase finale di ultimazione finito con utensileria di supporto, in modo da non avere nessun genere di deformazione sul manufatto, il materiale scelto è lega Halo 35 più stabile perchè ha subito un trattamento termico di stabilizzazione.
La cella posteriore è anch'essa ricavata da un disco di lega alto 150 mm. pieno e scavato completamente a controllo. La tolleranza di questa esecuzione è pari a 0,01 mm. in modo da mantenere l'allineamento anche con il comportamente delle epossidiche dopo la loro applicazione sulla parte in fibra.
Naturalmente sono state pensate tutte le finezze necessarie, quali sistemi di ventilazione pilotati, controllo delle temperature e delle termiche lungo il tubo ecc.
Un progetto interessantissimo. Pare che l'utente per il momento stia tentando strade diverse con alterne fortune.........
Maxproject

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daniela
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Posted: May 12, 2009 06:03 AM          Msg. 55 of 677
Un progetto molto interessante. Una domanda: questo Zeiss aveva oculari dedicati? So che il proprietario di questo doppietto ha autocostruito degli oculari a focale molto lunga, non so dire pero' se il telescopio avesse oculari dedicati. So che Zeiss ha prodotto negli anni 40 degli oculari wideangle a lunga focale ma questi erano per uso militare e da accoppiare a tutt'altre ottiche. Sono mostruosi!!! :)
Siccome si leggono in giro una serie di cretinate sugli oculari a lunga focale, evidentemente chi le scrive ha studiato sul manuale delle giovani marmotte, crediamo di far cosa gradita precisando alcune informazioni. Innanzitutto si legge che il costo di oculari nel range 60-100mm sarebbe orientativamente tra i 1000 e i 2500 euro. Se c'e' chi e' disposto a pagare cifre di questo genere - scriveteci immediatamente, non staro' a vendervi i miei usati, ma faremo di meglio: apriremo una linea di produzione nuova di zecca. Oculari sopra i 40mm se ne sono sempre prodotti e venduti, tanto piu' in passato quando gli strumenti tendevano ad avere focali lunghe (e in particolare c'e' stato un periodo di forte popolarita' dei Cassegrain molto chiusi e degli Schiefspiegler e simili), come ricorda chiunque abbia qualche anno di esperienza alle spalle. Una proposta di oculari fatti in serie e di altissimo livello veniva dal giappone col marchio Matsuyama (successivamente assorbito da Takahashi). Google mi conferma che le focali 60mm, 80mm, e 100mm costavano circa 500$ intorno alla fine degli anni 80; e che nel 96 un negozio aveva ancora i 60mm come fondi di magazzino (in vendita a circa 350$ di allora) come segue:
Masuyama 60 AFOV: 45deg, eyerelief: 46.7mm weight: 845g OTA attachment: 50.8mm sleeve price: 30,000yen
Unfortunately, 80mm/34deg/50.3mm/1100g/50.8mm and 100mm/46deg/34mm/1700g/??thread?? were sold out.

C'erano poi sul mercato svariati kellner da 60mm, ricordo i pentax e i vixen. Ho visto di recente uno di questi che e' passato su Astromart a 25$. Non lo ho comprato perche' ho gia' un 60mm giapponese, un vixen se ricordo bene, che come potrete immaginare non uso quasi mai. Oggi naturalmente tutti questi oculari sono abbastanza fuori moda, ma sono molto semplici da autocostruire o farsi costruire. Sicuramente chi intuba un rifrattore non avra' la minima difficolta' a intubare anche un oculare!! E comunque artigiani come Adriano Lolli o Paul Rini potranno costruirvi l'oculare secondo le vostre specifiche. Non saprei se un artigiano di oltreoceano, importato da un collega qui in italia, e di cui abbiamo sentito fare il nome, chieda veramente le cifre di cui si favoleggia..... spero proprio di no, perche' io possiedo un 100mm artigianale (barilotto da 4") fatto per un cassegrain 16" da osservatorio e che pero' l'acquirente ha deciso di farne senza, e lo ho pagato 200$ (No, non manca uno zero). Ma, se avete alcuni biglietti viola che ingombrano il portafoglio e che volete ad ogni costo utilizzare per l'acquisto di oculari ipercostosi a lunga focale, se avete gia' un assortimento completo in tutte le focali di oculari semplici ma ben fatti, e siete determinati proprio nella focale 60mm a spendere di piu' (certamente avrete gia' un 40mm di eccellenza come il Pentax XW40! Ma vi rode l'assenza della focale da 60mm, e il plossl vi innervosisce perche ha lo stesso campo dell'xw40...) beh cari amici permettetemi un consiglio: lasciate perdere i pastrocchi, spendete il dovuto e cercate un Pentax XL 60mm.

Daniela

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Posted: May 13, 2009 10:58 PM          Msg. 56 of 677
Non ci si pone il problema del costo, quanto piuttosto di come sia complesso far funzionare in modo corretto certi accessori anche moderni (vedi: Ethos superpesanti). Siamo in presenza di accessori motivati o immotivati, ma comunque pesanti e con problemi di mantenimento dell'asse.
Chi ha questi interessi, PRIMA si deve domandare se quello che sostiene questi accessori è adeguato.
Inutile poi lamentarsi che tutto flette e si storta, sappiamo come vengono fatti molti strumenti anche di blasone, e nessuno è progettato per sostenere questi accessori.
Pensateci prima di comperare.
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Posted: May 24, 2009 11:49 PM          Msg. 57 of 677
Gli accessori sono importanti, e il mercato propone sempre nuove cose, talune inutili ma altre molto interessanti.
Resta il fatto che di solito chi produce gli accessori non è quello che produce i tubi ottici (con poche eccezioni) e questo porta a spiacevoli sorprese, le tolleranze sono molto tolleranti, i pesi non funzionano più, gli assi non ci sono più.........eppure perchè gli utenti non pensano a questo dettaglio?
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maxproject
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Posted: May 25, 2009 10:02 PM          Msg. 58 of 677
Possiamo richiamare il lettore a scorrere velocemente tutti quanto scritto su questo argomento. Oggi, giorni in cui abbiamo praticamente definito industrialmente tutti i modelli serie 250 e il riflettore Scout 108 , oltre al rifrattore DP 100, ci rendiamo sempre più conto che la ricerca maniacale di "precisioni" e "previsioni" di utilizzo di questi strumenti, si porta automaticamente dietro l'esigenza dell'accessoristica dedicata. E' un tema delicato, costoso per noi, e che deve essere pianificato con grande cura.
Certamente da un set up costruito con i medesimi criteri di precisione si eviteranno tutte quelle rotture di scatole che assillano l'astrofilo.......
Ma questo va fatto con stile e con cura: niente passi strani, diametri fuori standard, sistemi furbeschi per obbligare il cliente a comperare.
Chi sceglie gli accessori originali NortheK lo deve fare a parità di prezzo di altri di eguale qualità, perchè è convinto della maggiore garanzia di buon funzionamento.
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Posted: May 26, 2009 12:04 AM          Msg. 59 of 677
vero, viene a volte il nervoso, e piu spesso viene la disperazione, quando si cerca di raccapezzarsi nel marasma di adattatori di ciascun produttore. La verita' e' che ci sono tutta una serie di standard differenti, non credo per cattiva volonta' quanto per mancanza di standardizzazione; sia fotografici che astronomici. E' un settore in cui un po' di riorganizzazione sarebbe benvenuta e a vantaggio di tutti. Detto questo, il fatto che ciascun set di accessori dedicato funziona meglio di uno generico, e' un fatto della vita anzi una ovvieta' :)

Daniela

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Posted: Jun 21, 2009 10:18 PM          Msg. 60 of 677
Un criterio importante, nella valutazione di un tubo ottico, è quello legato - indipendentemente dallo schema ottico - alla precisione della precisione meccanica. Questo è fondamentale per poter capire appieno quanto sia utile essere meccanicamente in ordine nella fase di pre collimazione (in officina o in casa dopo la manutenzione) e nella collimazione fine prima dello star test.
Facciamo un esempio. Esistono diversi metodi per collimare * meccanicamente * un tubo ottico. Per prima cosa diciamo che ben pochi sono i costruttori che si possono permettere ciò, soprattutto in telescopi a riflessione, le loro meccaniche non consentono minimamente di arrivare a standard cosi elevati in campo amatoriale. Collimare, intendiamoci qua: essere con tutti gli elementi meccanici ed ottici già in asse dento tolleranze meccaniche molto piccole, il che non vuol dire essere pronti per le osservazioni.
Tubi storti, lamierati svergolati, incurvamenti vari sono i problemi che non consentono di partire da una base meccanica sicura e precisa.
Percorso di una collimazione ottimale, dopo il montaggio dello strumento per la costruzione o la manutenzione (es.: pulizia delle ottiche ecc.):
a) messa in asse delle meccaniche
b) messa in asse delle ottiche e delle meccaniche
c) collimazione diurna con sistemi aggiuntivi (per esempio cannocchialino takahashi)
d) collimazione con stella artificiale
e) star test
f) collimazione con ccd e/o constrollo con p.e. ccd inspector
Questa è la trafila per la precisione, poi uno si ferma al punto dove vuole in funzione dei propri mezzi e desideri.
In questi giorni stiamo testando il primo prototipo del sistema di collimazione proprietario NortheK. Questo sistema, di cui parleremo più lungamente al momento opportuno, ci da un grado di precisione superiore al cannocchialino Takahashi (che noi tutt'ora usiamo e consideriamo assolutamente di grande pregio e qualità), di almeno 4 volte. I test vengon svolti con un RC notoriamente il più rompiscatole da collimare, per poi proseguire con le prove in tutti gli schemi ottici.
Bene, con questo sistema a strumento totalmente aperto con ottiche tolte, si può procedere al rimontaggio e al centraggio meccanico e degli assi ottici in meno di 10 minuti. Da qui poi si procede con un controllo con altri sistemi (che saranno poi ovviamente eliminati dal sistema NortheK che svolge tutte e funzioni necessarie compresa quella della stella artificiale).
Abbiamo eseguito 4 prove tecniche al banco e siamo arrivati a risultati lusinghieri. Ogni prova è stata ricontrollata con il Takahashi che non è riuscito a scorgere alcun fuori asse.
Ma questo che significato ha? A parte l'intenzione di offrire un prodotto che spazzi via d'un sol colpo molta moltissima paccottiglia che costa e non funziona, ci è servito per verificare alcuni parametri meccanici.
Perchè un sistema funzioni è anche necessario che tutto il complesso sia eseguito e montato con la dovuta precisione.
Ad ottiche e meccaniche montate e con gli assi perfettamente in ordine (non ancora a livello di star test ovviamente) abbiamo controllato un elemento importante e fondamentale: il piatto di supporto dello specchio piano dove appoggiano i bilanceri e che garantisce l'angolo esatto di 90° con l'asse ottico.
In tutte e 4 le misure la differenza (o dislivello) tra i tre punti di regolazione con micrometro è inferiore a 0,1 mm.. Questo numero ha un significato ben preciso. Ricordiamo che usiamo lamierati spianati con una tolleranza di 0,1 mm, che questi lamierati vengono ancorati con filetti con precisione di 0,1 mm.
Ci troviamo dunque in presenza di un manufatto che ha rispettato tutti i valori di precisione imposti da progetto, e che già al banco ma ancor piu' alla collimazione finale ci richiederà pochissimi sforzi per essere perfettamente settati (evviva i micrometri, quando vedrete in funzione il sistema vi renderete conto di quanto sono preziosi).
Il supporto secondario ha richiesto circa due minuti di lavoro e si sono toccate due viti di regolazione con lievi giri di vite micrometrica.
Ed ecco perchè una buona costruzione è sempre e comunque performante e permette lo sfruttamento massimo dell'ottica disponibile. I punti A-B-C sono stati raggiunti in pochissimi istanti. Rieseguiremo il test e poi procederemo con uno star test per vedere quale è il primo grado grossolano di scollimazione del tubo (la differenza tra la meccanica collimata e l'ottica presumibilmente più o meno scollimata).
Maxproject


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Edited by maxproject on Jun 21, 2009 at 10:22 PM
 
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