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FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Dobson 4x4 Nov 15, 2019 08:56 AM (Total replies: 11)

Aggiornamento:

Risolto problema viti di collimazione, per farla breve ho messo due giri di nastro di teflon
su tre delle viti di collimazione e non si sono più svitate. La soluzione è definitiva,
sono da poco rientrato dopo una settimana nel deserto con out road piuttosto pesante e non ho
avuto alcun problema era la quarta uscita dopo aver messo il teflon. Quest'ultima uscita è si è
rivelata un collaudo estremo di tutto il tele con esito che mi pare incredibile, robusto è robusto
ma decisamente oltre quel che mi aspettavo. Percorso molto difficoltoso, per dare un'idea:
una gomma esplosa, un cerchio in lega sfondato oltre a varie forature.
Ogni volta che ho aperto la cassa ho temuto il peggio.




Qualche mese fa avevo sostituito il focheggiatore con quello elicoidale di Max, inserendo
un anello di blocco sul filetto ho risolto il problema del cedimento con oculari che richiedono di usare tutta
l'escursione per andare a fuoco. La riduzione di peso sul cage a comportato la possibilità di
eliminare la barra rettangolare in brass di contrappeso.





La barra consentiva anche l'utilzzo dell'oculare Celestron 31mm x 1,5 Kg ora non più possibile,
mi pare un sacrificio accettabile considerando il beneficio sul peso totale da muovere.





Avevo anche modificato la piastra in acciaio inox riducendone il peso come avevo previsto precedentemente. Altro beneficio per la schiena.





Risolto anche il problema della polvere con un telo di copertura.
In primo piano il cerchio sfondato.............







La riduzione di peso è stata di circa il 10%, compresi anche alcuni rinforzi che si sono
dimostrati superflui, il che è bastato a permettermi di riuscire spostarlo montato, naturalmente
anche grazie alle generose e comode maniglie.

Thanks
Cool

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Dobson 4x4 Jan 29, 2019 04:07 PM (Total replies: 11)

Thanks Enrico.

Riguardo alle molle e facendo riferimento alla foto 072, non credo possano servire perché le due viti che sono
cadute, rimanendo comunque nell'asola sono quelle avvitate nella cella (vite corta) la vite lunga una volta serrata
dovrebbe mantenerla in tiro e non permettere lo svitamento.
Probabilmente la sequenza è stata: le vibrazioni hanno svitato di un niente la lunga ma abbastanza da far perdere
il tiro a quella della cella e poi sempre le vibrazioni anno completamente svitato la vite della cella.
Quella sulla culatta al massimo poteva svitarsi fino a toccare il fondo dell'asola. Delle molle che mantengano serrate le viti
lunghe dovrebbero avere una spinta molto forte e renderebbero difficoltosa la collimazione, sempre poi che
esistano in commercio. In ogni caso prima di fare cose strane devo essere sicuro che non sia colpa mia cioè
che dopo aver collimato abbia stretto solo una delle tre. In effetti non mi spiego come mai una delle tre sia rimasta al suo posto in tiro.
Pensavo di intervenire a questo modo: Faccio un giro di nastro di teflon su tutte e tre anche se il filetto è già abbastanza pastoso e poi
al prossimo tour verifico se si allentano, con il teflon non dovrebbero addirittura cadere come successo.

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Dobson 4x4 Jan 29, 2019 07:27 AM (Total replies: 11)

Grazie Giano, grazie Oreste e grazie Max, scusate il ritardo.

Un piccolo aggiornamento:




Settimana scorsa ho scarrozzato lo strumento per un migliaio di Km di cui circa 70% su strade
“non asfaltate” ed è emerso un piccolo problema che prima non si era evidenziato.
Da non credere, avevo pensato a tutto per evitare si svitasse qualsiasi vite e in effetti di quel che ho costruito non vi sono state sorprese.
La sorpresa l'ho avuta con le Frank's knobs la seconda sera quando ho aperto la box per montare lo strumento, due delle viti di collimazione si erano svitate.
Sono ancora in dubbio sulle cause potrebbe essere che la sera prima non ho serrato a sufficienza
due delle viti di blocco dopo la collimazione, oppure il problema è dovuto allo sterrato tipo quello visibile in foto che per una trentina di
Km presentava un corrugato veramente esagerato. Nel percorrerlo ero preoccupato per l'automobile non mi era manco passato per la testa il telescopio.
La terza sera le viti erano al loro posto, anche se propendo per il corrugato di cui ho visto anche di peggio, spero
sia stato un mio errore nel non aver serrato bene le viti.
Nel complesso ha superato bene anche questo test le strade erano veramente brutte, molto difficoltose. Come detto nel post precedente, in questo caso la validazione non finirà mai.
In tre distinte occasioni l'ho sentito saltare, la prossima volta metto delle cinghie per fissarlo.
Nel caso di escursioni brevi come in questa occasione il vano di carico non è pieno e il carico non
fissato tende a muoversi.


A sinistra uno sterrato che può essere corrugato, a destra un percorso che paradossalmente è meno
insidioso a causa della bassa velocità a cui lo si affronta.




Urge finire il telo di copertura, la polvere è maledettamente pervasiva.
Nonostante l'aspetto esterno dentro non è arrivato nemmeno un granello di polvere.
Con mia grande soddisfazione le guarnizioni continuano a fare il loro lavoro senza alcun
cedimento, lo specchio era ed è rimasto immacolato.




Cool

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Dobson 4x4 Jan 5, 2019 05:59 PM (Total replies: 11)

Thanks Roby.


Subito dopo la foto 017 vi è un riferimento sbagliato, si legge:
"sempre sotto"
Invece di:
"sempre sopra"

Scusate, è da ieri che cerco di correggere ma il server continua a darmi errore.

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Dobson 4x4 Jan 4, 2019 04:45 AM (Total replies: 11)

Buongiorno.

L'UltraDobson:


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L'assemblaggio è semplice, brevemente:
Togliere i contrappesi da sopra.
Si apre la scatola e la si svuota.
Estratte le gambe e si accoppiano le due mezze rovesciate e si montano le spalle.
Separatamente si monta il tubo.
Si posiziona il tubo sulle spalle infilando i cuscinetti negli alloggiamenti.
Quindi i due alberi e i contrappesi scorrevoli, infine la barra contrappeso.

Breve sequenza da sinistra a destra.
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Pronto!
007



Spero che il Signor Dobson non si ribalti nella tomba, la semplicità che lega il suo nome ai
telescopi questa volta si è persa per strada.
Garantisco che quando ho cominciato a pensarci le intenzioni erano diverse pensavo di
costruire un piccolo Dobson da caricare nel fuoristrada assieme al resto dell'equipaggiamento
così da non perdere le occasioni offerte dalle escursioni in zone desertiche, buie e con cielo
limpido, senza aver pianificato alcuna osservazione. L'esigenza era un tele compatto, completo
di tutto in modo da ricordarsi solo di caricare la box senza rischiare di dimenticare qualche pezzo
a casa e con il “tutto in uno” che facilitasse la disposizione nel vano di carico oltre che
resistere alle sollecitazioni di un trasporto non “convenzionale”.
Avevo visto sul sito “ Il Grattavetro” il piccolo Dobson di Giulio Tiberini, che ringrazio di
mettere a disposizione la sua esperienza e da buon pigro avevo tentato la via facile.
Dopo alcuni tentativi, falliti, di piegare quel progetto alle mie esigenze ho cancellato tutto
e cominciato da capo, gli obbiettivi del suo progetto erano troppo diversi dai miei.
Ne ho parlato con Max, che è stato il mio prezioso consigliere durante tutto il lavoro e quindi
ho cominciato a stendere obbiettivi e limiti. Paradossalmente i limiti sono molto importanti,
è facile farsi prendere la mano ed esagerare, cosa che ho puntualmente fatto.
Il primo passo è stato lo specchio, avevo stimato in 180 mm il diametro che mi consentiva
una buona raccolta di luce con un ingombro e peso ben equilibrato ma ho subito dovuto constatare
che sul mercato non si trovava nulla, solo su commissione e ad un costo troppo elevato.
Ho invano cercato un 6”, sia usato che nuovo per quasi 3 mesi e non trovandolo ho acquistato
sul mercato dell'usato un Newton 8” f 5, il classico tubo azzurro per la somma di180 euro, da cui estrarre lo specchio.
Un poco oltre il necessario ma ancora gestibile. Una volta avuto tra le mani ci ho “dormito”
sopra quasi un anno e riempito due blocchi notes di soluzioni varie prima di decidermi.

Compatto, completamente inscatolabile, robusto sul serio, senza compromessi d'uso e
su cuscinetti a sfera. Pur prestandogli attenzione la leggerezza non era tra le priorità.
Queste erano le “specifiche” con cui partire.

Vai con Double Cad XT5 free.
Nel disegno il fok è messo sopra il tubo per comodità, anche se realmente è posto sfalsato di 45°.
008



Solo di cad sono arrivato a contare fino ad 80 ore di lavoro poi ho smesso di contarle ma il più era comunque fatto.



Un momento di grande confusione:
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Avendo uno schema ottico già definito conoscevo l'ingombro minimo del tubo e da li ho provato a ridurlo in “pezzi” per farlo stare dentro la scatola
le cui dimensioni sono conseguenza di un ragionevole spezzettamento.

010



L'altezza dell'asse di rotazione è stata la prima misura definita e non senza dubbi. Da questa misura
seguono a cascata molte altre, le due più importanti decidono la stabilità delle spalle e il totale
dei pesi di bilanciamento. Purtroppo una è a scapito dell'altra.
Il cad è stato di grande aiuto ma nulla poteva dire riguardo la rigidità dell'insieme.
L'unica via certa era andare per tentativi ma era oltre il ragionevole hobby.
Dopo tutta una serie di “pensamenti e ripensamenti” ho stabilito questa misura dando un limite massimo
al totale dei contrappesi e quindi fissato a 370 mm l'altezza dell'asse di rotazione dalla base
interna della box e conseguentemente il baricentro del tubo a 312 mm dal fondo della culatta.
Sono convinto, visto la buona rigidità ottenuta che si poteva osare ancora di più e spostare
il baricentro e asse di rotazione 40mm più in alto, limite massimo per far stare la spalla dentro
la scatola senza dover ridimensionare tutto, risparmiando oltre un Kg di contrappesi e conseguentemente
meno peso totale da muovere ma si sa che col senno di poi..................


Viva il cad:
011





L'idea iniziale era di usare solo alluminio ma le dimensioni della scatola sono oltre le possibilità
delle mie attrezzature e così per la box sono passato al “legno”. Esattamente non so cosa sia,
è venduto in pannelli di spessore 16 mm, è un impasto in cui sembrerebbe esserci anche legno, da
queste parti non si trova altro o meglio quel che si trova è sicuramente peggio di questo.
Viene usato per fare le cucine è molto robusto ma pesante, utilizzando l'alluminio con spessori
adeguati avrei risparmiato circa il 15% del peso e con tutti i vantaggi del metallo.

012



La tipica culla del Dobson non mi ha mai entusiasmato, ho sempre avuto problemi di bilanciamento e in questo caso anche di ingombro.
I cuscinetti sono una meraviglia ma come tutte le cose hanno il rovescio della medaglia.
Una volta bilanciato basterebbe soffiare su uno dei tubi per far ruotare il tele.
Per avere un movimento dolce regolabile ho messo un freno, la manopola azzurra spinge un
perno in bronzo sull'albero passante nel cuscinetto del lato oculare e lo frena quanto si desidera.
La manopola nera, sull'albero dalla parte opposta serve per bloccare il tele in posizione, ad es.
durante un cambio oculare che necessita di ribilanciare o durante l'assemblaggio.
Ho preferito due diverse manopole, sempre per quel che si diceva sopra, niente compromessi.
In questo modo la regolazione del freno la si fa una sola volta. La manopola nera di blocco lavora
su un tratto di albero su cui ho eseguito una godronatura così da ottenere un solido bloccaggio senza dover serrare con grande forza.

Asse di rotazione in elevazione.
013


Freno a sinistra e bloccaggio asse, manopola nera.
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Cuscinetti di diametro 20 x 42 e alloggiamenti. I cuscinetti sono fissati al tubo mentre gli
alloggiamenti alle spalle sulla cassa.
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Spalle e sotto i due alberi per i contrappesi.
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Il mozzo per il cuscinetto e a lato il cuscinetto calettato, anche se forzato sul diametro ho preferito dare quattro colpi di bulino per ogni evenienza.
017




Nella foto sopra a destra si vede il cuscinetto calettato al suo mozzo a sua volta bloccato sul tubo.
La rotazione del telescopio dipende solo da questi componenti e non dall'albero della foto sopra.
I due alberi hanno il compito di rendere solidali al tubo e quindi al traliccio, il sistema contrappesi mobili e il sistema frenante.
L'albero attraversa il cuscinetto, senza toccarlo e si avvita all'interno del mozzo.
Nella foto è visibile il grano che che serve a impedirne lo svitamento durante il bilanciamento,
grano che va serrato ogni volta che si assembla il tele.
Sempre sotto è visibile la testa nera della vite che tira il mozzo del cuscinetto contro il tubo.
Su un lato, non visibile in foto, un altro grano impedisce lo slittamento del mozzo all'interno del tubo. Questi ultimi due,
vite e grano non visibile, sono assemblati una volta per tutte.


Fasi di lavorazione, a destra il perno del freno.
018



Le spalle su cui si regge tutto sono ancorate alle pareti interne della cassa con delle viti da M8,
sulla parete ho predisposto dei registri per mantenere la verticalità solo nel senso della rotazione tubo.
Li avevo previsti anche nell'altro senso ma non si sono resi necessari avendo posizionato i pannelli con molta cura e senza elemosinare sulle viti di fissaggio.

Spalle
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Registro verticalità.
020




Per il movimento della base sempre nell'ottica del robusto ho pensato di utilizzare
le ball transfer unit. Al centro quella utilizzata.
021


Posizionamento delle b.t.u.
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Questi affari sono stati un bel problema, quelli seri inox costano una fucilata, avevo trovato
gli SKF della misura intermedia al costo di 12,70 euro + IVA l'uno. Dovendo andare per
tentativi, riguardo dimensione e numero la spesa diventava eccessiva. Fortunatamente ho trovato quelli in foto al brico e me la sono “cavata”.
La qualità non è il massimo ma avendoli protetti con un anello di alluminio e caricandoli per una piccola frazione del carico nominale massimo
ammesso fanno quel che devono.
Anche così sono il componente che in proporzione ha inciso di più sul costo dopo quelli ottici.
A fronte di 9 pezzi x 1,6 euro montati sulla cassa, ho speso 79 euro in totale avendo dovuto comprare
tre diversi tipi in quantità sicuramente oltre il necessario, per poter fare le prove.
Qui non si trovano occorre ordinarli on line, costano quasi quattro volte quelli del brico e la qualità è altrettanto dubbia.


Salasso al Brico.
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Questi sono i 64 eurozzi rimanenti.
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Una piccola nota:
la necessità di essere robusto non è campata per aria il fuoristrada si usa appunto anche
fuoristrada le due foto sotto danno un'idea di quel che deve sopportare il tele.
La prima foto quel che può capitare, la seconda quel che capita normalmente e nel caso della seconda
foto son stati circa 160 Km di fila per quasi 6 ore di tempo impiegato.
Tutte le volte che mi portavo un tele era sempre un casino per imballarlo e posizionarlo in modo
che non subisse danni e dovevo limitarmi a piccoli diametri, 80/90 mm che comunque completi di
tutto il necessario occupavano parecchio spazio e in modo disordinato.

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I componenti costruiti.
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Il tutto è tenuto assieme da oltre 400 viti inox per 1,35 Kg di peso.
Avevo stimato 0,8 Kg e invece...........
Solamente per tenere insieme le due mezze casse ho usato 100 viti da 4,8x50 mm che da sole
pesano 0,5 Kg.

Qualche altro particolare:

Il movimento in elevazione, come detto è su cuscinetti e il bilanciamento si ottiene mediante tre
contrappesi in ottone/bronzo. Una barra di circa 1,4 Kg è fissata sotto la culatta mentre i due pesi
tondi da 4” sono di circa 1,55 Kg l'uno e scorrono sulle due barre nere laterali le quali hanno dei
riferimenti per poterli mettere allineati. Non che la cosa sia di grande importanza, lavorando sui
cuscinetti uno sbilanciamento laterale è praticamente ininfluente. I due contrappesi scorrevoli così
posizionati non escono mai dal profilo dell'ingombro del telescopio, culatta da una parte e
cassa dall'altra, lasciando liberi di muoversi attorno al tele senza rischio di urtarli.

Foto sistema di bilanciamento.
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La struttura tubolare è in alluminio da 25x25 rinforzato. Nei punti di giunzione e dove lavorano i perni è inserito un quadro solido fresato a misura
esatta interno tubo. Sulla culatta sono imbullonati quattro quadri da 25x25 fresati a misura dalla parte di giunzione ai tubi.
Sempre sulla culatta sono state realizzate quattro fresature per poter imbullonare i suddetti con precisione.
Il cage è accoppiato con tubi di stessa sezione imbullonati.

Culatta.
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Quadri per culatta e innesti per i tubi.
033



Allineamento culatta e sotto gli otto tubi che formano il traliccio. I tubi sono stati anodizzati
blu e poi verniciata in nero math la parte rivolta verso lo specchio così da minimizzare i riflessi.
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I tubi di accoppiamento sul cage.
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Il cage è in alluminio spessore 3 mm calandrato e saldato ed è stata fonte di problemi, sapendo a
quel che andavo incontro con questa soluzione ne ho fatto uno di prova, con lo scarto corto del foglio di alluminio ed è venuto perfetto.
Naturalmente quello definitivo invece nel calandrarlo si è snervato e per riprenderlo ci son voluti tutti i santi del calendario.

Nella foto sotto quello di prova . Nella versione definitiva ho eliminato i due rinforzi a lato del fok e un foro sui tubi di sostegno,
i tre mm di spessore lo rendono rigido a sufficienza, fin troppo. Ho eseguito le stesse prove di carico del 18” il punto rosso del laser
non si sposta minimamente. Forse 2 mm di spessore erano sufficienti con uno sgravio di peso di 0,270 Kg.

036



Il foro per il fok.
037



La cassa a parte un paio di minchiate, una volta stabilite le misure è stata di facile costruzione.
I pannelli laterali sono di alluminio spessore 3 mm. Le due mezze nell'uso si uniscono rovesciate tramite un
perno in bronzo che lavora su un reggispinta. La controparte, mezza cassa che sta sotto
durante l'uso, anche ha un reggispinta.
Dovendo ogni volta che si assembla registrare il tiro sui reggispinta e di conseguenza sulle B.T.U. ho costruito un
dado in bronzo con il filetto frenato che evita il rischio svitamento.
Con due chiavi a brugola da sei, una sopra e una sotto, in pochi secondi si esegue la regolazione.
Si può correggere il tiro in qualsiasi momento senza smontare nulla.

Uno dei primi accoppiamenti di prova, la parte sotto è senza i pannelli laterali.
038



Tutto il necessario per la rotazione.
039





Prova di Assemblaggio, le due basi vanno dove sporgono le viti.
040




Il perno si infila da sopra mentre il dado, quello a lato, si posiziona sotto alla cieca.
Vi è sufficiente spazio da terra per eseguire l'operazione senza alcuna difficoltà.
I tre doppi fori accoppiati sulla base servono per alloggiare le knobs di collimazione primario,
si vedranno più avanti.
041




Quando non si usa la testa..............
Stavo montando i pannelli laterali in alu con le viti da 4,8 lunghe 50 mm, ho preso per sbaglio
dal contenitore quelle lunghe 80 ed essendo il preforo per quelle da 50 mm questo è il risultato.
Preferisco non dire come ho sistemato.
042






Questa è l'altra minchiata.
043





Sotto la sovrapposizione dei layers per eseguire le asole della foto sopra, dove si infilano le knobs
di collimazione. Nonostante l'aiuto del cad sono riuscito a beccare una delle viti che tiene la piastra inox su cui lavorano le B.T.U.
044



La piastra di acciaio inox su cui lavorano le B.T.U. recuperata dal rottame del fabbro. Ero un poco
incavolato cercavo un ritaglio spessore 0,8 e c'erano solo spessore 1,4. Per non rimandare ho preso
questa che pesa ben 1,350 Kg. Si potrebbero fare dei fori di alleggerimento per oltre 0,6 Kg ma questo è 316L e non è proprio come forare l'alluminio, ci penso.
045




La mezza cassa che sta sotto durante l'uso poggia su quattro gambe estensibili e livellabili, operazione facilitata dalla livella posta a fianco delle B.T.U.
Le viti per il livellamento hanno un'escursione di 40 mm.
Alla massima estensione delle zampe e con le viti di livellamento ritratte, il centro del fok è a 1325 mm da terra con tubo in verticale.

Gambe.
046



I tubi in cui scorrono le gambe sono fissati in modo permanente ai pannelli in alu e fanno
da riferimento quando si chiude la cassa. Al centro in basso la livella a spirito.
047



Con le viti di livello tutte dentro, la gamba rimane all'interno del profilo tubo e per evitare di dover
ribaltare la cassa per estrarle ho previsto un'asola in cui infilare la manopola di serraggio per
estrarla senza fatica.
048



Livella, accessibile anche quando le casse sono assemblate grazie al centro di rotazione spostato su un lato.
A destra le gambe alla massima e unica estensione prevista.
049




La logistica dell'inscatolamento, con un pizzico di fortuna, è riuscita così bene che mi sono stupito del risultato. Tutto è andato esattamente dove doveva andare.
Nei vani laterali della mezza che sta sopra quando è chiuso (quella con le maniglie), trovano posto tutti i tubi che infilati su dei perni filettati sono solidamente bloccati.
Nella mezza dove sta lo specchio, sempre nei vani laterali sono riposte alcune manopole, perni e tutti gli accessori quali:
laser verde, oculari (max 3 Pz. Da 2”), set di chiavi a brugola, laser rosso per collimazione, riduttore da 2” a 31,8 e rimane spazio per altri accessori ad es. dei filtri o altro.
La parte centrale ospita culatta con cella e specchio accoppiata al cage così da compattarsi al minimo ingombro e costituire un robusto blocco.
Sul lato di fronte al fok in una una piastra forata
sono riposte le manopole per i tubi. Nella base sono realizzati tre vani dove si infilano le knobs di collimazione in modo
che sia la culatta ad appoggiare, in corrispondenza di due dei quadri della culatta vi sono due pin di riferimento per posizionarlo senza fatica e due
fori passanti nella base in corrispondenza degli altri due per bloccare il tutto dall'esterno con due manopole.
Si fa prima a vedere le foto.

Cassa completa full.
050



Fori e riferimenti per posizionamento della culatta.
051




Il set di chiavi a brugola è necessario per registrare il tiro dell'unione delle due casse e per
montare le due spalle dove appoggiano i cuscinetti. A dire il vero in auto c'è tutto il necessario
per riparazioni d'emergenza, comprese le chiavi a brugola ma senza il set dedicato mi sembrava incompleto.
Per fissare il pannello delle manopole si usano quelle dei tubi per i contrappesi.
Il pannello in alluminio da 2 mm di spessore viene piegato ad arco quando lo si fissa alla parete, in questo modo
rimane in tiro evitando il rischio che le manopole si svitino.
052



I contrappesi sono agganciati all'esterno della cassa allo stesso modo di come si montano sul tele.
A destra si vedono le due manopole azzurre che tengono fissato alla base della cassa il
gruppo culatta-specchio-cage.
053



054


In pratica accoppiando culatta e cage senza i tubi e bloccando con due delle manopole per i tubi si ottiene un compatto e robustissimo insieme
che fissato alla cassa tramite le due manopole esterne lo rende indifferente a tutti i sobbalzi a cui può essere sottoposto.

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Le manopole sono state sicuramente la parte più noiosa di tutte le lavorazioni ci va un sacco di tempo, oltre alle 13 dei tubi (una è di scorta)
ve ne sono altre 16 di diverse misure. Son diventato matto per trovarle in commercio, una volta trovate e comprate
mi accorgo che le due tra le spalle di supporto e i tubi del traliccio non ci passano e allora ne costruisco due di spessore ridotto,
quelle nere nella foto sopra (per distinguerle alla svelta), che sono sempre queste sotto prima di essere anodizzate e rifinite.

Manopola in plastica e una delle prime due costruite.
056


Qui commetto l'errore di inviare una foto a Max, che mi convince a farle tutte perché dice che quelle in plastica sono brutte..............

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Nel calcolo dei costi ci sono anche queste sotto...........
059





Sempre riguardo la cassa un particolare secondario all'uso ma importante, molto importante
visto il peso raggiunto, sono le maniglie di trasporto. Chi ha letto il post del blasonato 18” pollici
ricorderà l'arrabbiatura per quelle ridicole maniglie per cassetti con circa 40 Kg da sollevare.
La soluzione allora fu di accomodamento ma ora avendo l'attrezzatura le ho costruite come
devono essere. Da non dimenticare che commercialmente se non costruite in serie costerebbero
un botto, ma una cassa che cade per colpa delle maniglie finirebbe per costare ancora di più.

Notare la barra di fine corsa per evitare di schiacciarsi le mani.
060




Il sistema di chiusura della cassa può sembrare esagerato ma deve soddisfare un'altra condizione che qui è la norma, strade sterrate molto polverose, polvere che
si infila ovunque e con i dispositivi ottici non va molto d'accordo.

Durante uno dei vari test di sbatacchiamento e impolveramento.
061



Le quattro (due per parte) robuste barre di chiusura hanno il foro, dove si inseriscono le manopole, fatto ad asola in modo che la parte conica della manopola
nella chiusura lavorando sulla barra preme le due mezze casse una contro l'altra e comprime la guarnizione posta nel mezzo.

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A sinistra la guarnizione adesiva sulle parti in legno. A destra quella per le pareti in alluminio.
Ho usato un tubetto in gomma morbida per impianti di irrigazione, tagliato da una parte
riempito di silicone e infilato sopra il pannello. In questo modo compensa la piccola differenza
di spessore della guarnizione e si schiaccia abbastanza da chiudere.
063



Fasi di lavorazione e set completo per la chiusura.
064




Un lavorone ma..... funziona???
Sono occorsi mesi di lavoro e visto l'impegno di tempo e risorse fino a quando non ho potuto provarlo
il dubbio di aver messo insieme un catorcio rimbalzava nella testa.
Naturalmente intendo non solo otticamente cosa che ho con sollievo constatato appena è stato possibile.


065



Scattata appoggiando la fotocamera all'oculare e subito inoltrata a Max.
066



Lo schema ottico quello è, basta rispettare le misure.
Stare in asse ad ogni smonta e rimonta comincia ad essere complicato.
Stare in asse ad ogni smonta e rimonta dopo aver shakerato il tutto nel vano di carico è meccanicamente problematico.
Dopo una serie di aggiustamenti a seguito di prove sul campo posso dire di aver raggiunto il risultato voluto.
Ovviamente in questo caso la possibilità di una shakerata oltre il consolidato è sempre dietro l'angolo.

Riguardo lo schema ottico segnalo questo articolo del Prof. Vincenzo Zappalà, prendere coscienza
di quel che si fa e si adopera non guasta:

http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2014/10/25/onde-e-raggi-luminosi-da-un-pesce-molto-furbo-ai-telescopi/

Molto più importante è sapere cos'è, oltre a provare a capire, quel che si sta guardando e sempre il
Prof. Vincenzo ci spiega tutto il bestiario cosmico attraverso il suo/nostro (nel senso di partecipazione come lettori) circolo.

http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/

Mi permetto di suggerire come prima lettura la presentazione al sito, in particolare la
“Presentazione Tecnica”.

Proseguo. Il montaggio, come visto all'inizio è semplice ma richiede qualche minuto in più del tradizionale Dobson ma questa storia della facilità e
rapidità assieme alla leggerezza a tutti costi di solito sbandierata nelle pubblicità mi è sempre parsa una colossale sciocchezza
che si paga con meccaniche instabili e limitazioni di confort nell'uso (ricordarsi del costosissimo 18”).
Sul cage trovano posto un red dot stabilmente montato e centrato, un laser verde che da solo pesa
quasi 300 grammi, un cercatore classico che può andare dal minuscolo quanto inutile cannocchialino ad uno da 50 mm con illuminatore.
Quest'ultimo, anche se compare nell'ultima foto della sequenza di assemblaggio, non l'ho inserito all'interno della cassa, ci starebbe ma occorre
toglierlo dal suo supporto, smontare l'illuminatore e andrebbe protetto dagli urti.
Tutta questa roba senza inficiare minimamente il bilanciamento e la stabilità.
Si può passare dall'oculare Celestron 31 mm 2” di ben 1,4 Kg di peso ad un oculare da 31,8 in plastica quasi senza accorgersi,
basta spostare anche solo uno dei contrappesi da 4”.
Occorre seguire un'ordine ben preciso di montaggio e smontaggio non tanto
per sveltire ma per evitare di fare danni. Sono necessari circa 15/20 minuti con calma.

Il fok utilizzato è quello originale a cremagliera che ho sistemato.
Una per tutte.
Quale mente eccelsa può mettere un fok con il canotto, che in parte è sempre all'interno del cage, verniciato grigio lucido??????
A destra quello in dotazione al 8” riverniciato nero, a sinistra uno simile di provenienza stessa serie di telescopi. A dimostrazione che non è un caso
o un errore ma è proprio un “come viene viene e chi se ne importa”.
Il fatto la dice lunga anche su chi li commercia. Non so se nei nuovi si insista con questa colorazione.

067




Ho previsto di poter montare, tramite una flangia di riduzione del foro sul cage, un semplice quanto funzionale elicoidale, prezioso dono
di Max (preziosissimo in quanto dono di un amico).
Devo ancora lavorarci perché con alcuni oculari da 2” non riesco ad andare a fuoco, si vedrà.
Notare che questo farebbe risparmiare circa 0,3 Kg di peso.

Elicoidale e flangia sagomata di adattamento al cage, la si vede anche nella foto n°036 del cage di prova.
068




Ho inserito due diaframmi, uno appena sopra lo specchio con un foro da 190 mm così da
tagliare il bordo e i possibili (sicuri) difetti e un'altro sopra il cage con foro di poco oltre 200 mm.
Questo ha il foro un poco piccolo ma così mi maschera tutte le viti e sporgenze varie oltre a tenere
in ombra buona parte dell'interno del cage ed evitare il più possibile riflessioni varie.

Si vede meglio prima dell'anodizzazione.
069


Anche solo qualche millimetro in più sarebbe stato fuori dalla portata del mio tornio.
070



Lo smontaggio e rimontaggio necessita di un aggiustamento della collimazione, come tutti i Dobson.
Le sollecitazioni durante il trasporto sono tutta un'altra storia e la collimazione va fatta sul serio.
Avendo dimenticato di comprare le Bob's knobs quando ne avevo l'occasione ho dovuto fare le Frank's knobs:

A sinistra il primo tentativo secondo il sano principio “minimo sforzo massimo rendimento”.
Naturalmente ho ripetuto l'errore di mostrarle a Max che ha commentato “Belle”.
Tradotto: “che schifezze hai messo li??????”
Ho dovuto provvedere.
071



Con quelle per il primario non ci ho manco provato..............
072



Quando Max afferma che per fare le cose bene occorre truciolare vuol dire questo:
073

Almeno 80% è dalle lavorazioni per l'UltraDobson.


L'assetto completo, come pensato, arriva poco sotto i 30 Kg di peso, nulla vieta una dotazione minimale eliminando puntatori vari ad eccezione del red dot,
altri accessori e utilizzando un solo oculare a focale variabile da 31,8 e così anche uno dei pesi da 4” è di troppo.
In questo modo si risparmia oltre il 10% del peso ma non penso sia una buona scelta.
Se si è soli i contrappesi possono essere posizionati sulla cassa dopo averlo caricato in auto e così sono 4,5 Kg in meno da sollevare.
Rimane il fatto che 30 Kg sono in assoluto parecchi per una sola persona. La prima volta che ho provato a caricarlo in auto ho fatto da solo
partendo dal primo piano fino ad appoggiarlo sul portellone del vano di carico, per fare le scale l'ho appoggiato ad un fianco.
Il giorno dopo avevo un bel livido sul fianco sinistro, lo so sto invecchiando.

Riguardo ai costi sono dolori, ovviamente non considero il tempo impiegato, il totale abbondando si attesta a poco meno 600 euro, di cui 180 sono per il tele usato.
I materiali grezzi incidono per circa 80 euro, i costi principali sono le BTU includendo anche quelle non usate, la viteria inox e l'anodizzazione.
Ho contato anche circa 40 euro di corrente per le lavorazioni, calcolando a spanne l'eccesso di consumo rispetto alla media.
In rete per un Dobson 8” si spende da 400 a 600 euro, costruiti al massimo risparmio e comunque inconfrontabili per caratteristiche di progetto troppo differenti.
I circa 600 euro mi sembrano accettabili, considerando che è un prototipo e tutto è stato lavorato a macchina utensile pezzo per pezzo e non
dimenticando che il mercato non offre nulla con queste caratteristiche, nemmeno simili.
Quando si realizza un prototipo spesso si deve correggere o rifare e quel che si era fatto o comperato è un costo perso se poi non si
va in produzione e non lo si distribuisce percentualmente sul prodotto finito.
Il costo va visto in funzione di porsi dei limiti di spesa ragionevolmente compatibili con un hobby,
limiti che sono strettamente personali.


Qualche misura.
La cassa chiusa misura in mm:
530x425x265 di altezza a cui vanno aggiunti 25 mm di sporgenza dei contrappesi tondi e 15 per i piedini di appoggio per gli altri lati.
Sul 425 vanno aggiunti 28+28 mm che sono la sporgenza delle manopole di chiusura.
Per un totale, al momento, di 29,6 Kg. (incluso oculari per 1 Kg).
Altezza massima da terra del centro fok 1325mm , altezza totale 1410 mm.
La cassa può essere appoggiata su tutti i lati, i due lati con le manopole di chiusura ovviamente
non consentono un buon piano di appoggio. Si può anche caricare sopra al lato che rimane
verso l'alto senza alcun problema, ricordando che il vano di carico va sfruttato al meglio e un
collo da trenta Kg come questo deve stare per forza sotto al resto.


Il risultato finale è frutto di obbiettivi chiari e una buona pianificazione ma anche ripensamenti, errori e acquisti inutili, è comunque
soddisfacente, considerando poi che non ho potuto contare su esperienze precedenti di altri, non mi risulta esista nulla di simile o almeno io non l'ho trovato.
Dovessi rifarlo gli unici cambiamenti riguarderebbero il peso che si potrebbe
ottimizzare meglio, come ho già fatto notare sopra con alcuni componenti ma non solo quelli.
Quando ho cominciato avevo fatto un'elaborata stima del peso e puntualmente è stata tempo perso avendo sforato di circa cinque Kg rispetto al massimo previsto di 25.
Non voler attendere l'occasione sul mercato dell'usato e nemmeno la disponibilità per un costoso specchio nuovo da 6”(ora disponibile attorno a 180 euro solo per il primario)
e che sotto un cielo buio è più che sufficiente allo scopo, mi è costato qualche Kg di troppo. Facendo una banale proporzione almeno 7, pazienza.
Non è certo l'ottava meraviglia ma solo un telescopio che rispetta esigenze molto personali,
senza i compromessi tipici che occorrono se il problema del peso è considerato prioritario.
Unico rimpianto è che avrei voluto produrre personalmente anche lo specchio grazie all'aiuto di
Massimo, Giulio e tutti gli amici grattatori di vetro ma fino a che la spalla non si sistema se mai si sistemerà, non se parla.
Riguardo agli altri componenti utilizzati provenienti dal tubo second hand, per culatta e cella sono ridotti all'osso ma
comunque oltre il limite del mio tornio. Per la culatta non credo avrei potuto fare molto meglio, riguardo la cella peggio di questa è difficile fare.
Per il supporto del secondario sono rimasto nel dubbio fino alla fine, lo volevo rifare solo per mettere quattro comodissime viti di
collimazione al posto delle tre ma ho rinunciato, posso comunque farlo più avanti.
Ci sarebbe ancora una cosa da fare il telo per coprire la cassa durante il trasporto, la parte delle
btu è sempre esposta alla polvere e alla lunga finirebbe per infilarsi sotto le sfere.
Ho già recuperato il materiale ma devo rivolgermi ad altri, questo lavoro non lo so fare e non dispongo dell'attrezzatura necessaria.

Non posto disegni quotati sarebbero una noia, come al solito se posso essere utile a chi si volesse
cimentare in qualcosa di simile basta chiedere.

Concludo facendo notare che non ho quasi scritto nulla di quel che si vede all'oculare, semplicemente perché non vi è nulla da dire
è un normalissimo Newton che però mantiene la collimazione durante l'uso e non è traballante oltre ad essere, spero, indistruttibile.
Mantenendo questo schema, dimensionando senza l'esigenza di tenuta agli urti e con uno specchio
da 6” diventerebbe molto maneggevole e sempre a portata di mano. Chi è interessato alla contemplazione
celeste ne trarrebbe beneficio sfruttando occasioni non pianificabili che altrimenti sarebbero perse.

Spero di non essere stato eccessivamente prolisso, ci sarebbero tanti particolari ancora
da evidenziare ma non voglio abusare della vostra pazienza .

Un grandissimo grazie a Max che ho torturato per gli oltre sei mesi impiegati per la costruzione.


Thanks.
Regards e buon anno.
Edited by Frank on Jan 4, 2019 at 06:54 AM

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Lampada a luce rossa. Apr 6, 2018 09:30 AM (Total replies: 0)

Lampada led a luce rossa e bianca 12V:




Buongiorno.
Muoversi al buio è un problema e di lampade a luce rossa ne ho viste e usate diverse ma tutte molto limitate dalle condizioni d'uso.
In rete non ho trovato nulla, stufo di compromessi ho deciso di installarne una nel retro dell'auto ma presto mi sono accorto che un'installazione fissa sarebbe stata troppo limitata.
Ho acquistato le lampade a led, come sotto, con l'intenzione di fissarle sul portellone posteriore del vano di carico.



Tolta dalla confezione ho provato a mettere la lampada in diverse posizioni sull'auto ma, come detto, vi erano troppe limitazioni e dopo un paio di giorni di “meditazione” mi ricordo
di avere da qualche parte due magneti che avevo estratto dal magnetron di un forno a micro onde e che potrebbero sostenere la lampada in qualsiasi posizione sulla carrozzeria.





Fatta qualche prova con i magneti riguardo la capacità di ancorarsi alla carrozzeria inizio a pensare come mettere insieme il tutto, è stato abbastanza immediato,
tanto che non ho nemmeno eseguito un disegno a mano libera. Le due lampade led da sole stabilivano quasi tutte le misure.

Fissate le condizioni d'uso cioè magneti per il fissaggio, supporto lampada reclinabile, accensione separata delle due lampade e in maniera indipendente per i due colori parto subito con la costruzione.




Pochi pezzi di alluminio, viteria inox, un paio di interruttori, un portafusibili e poco altro.





I due magneti ingabbiati nell'alluminio non rischiano di rompersi ed è facile tenerli puliti da tutto
quel che tende ad attaccarsi.




Durante l'assemblaggio:




Eccola finita:



Almeno così credevo, anche una cosa così semplice durante la validazione riserva sorprese.

Primo problema, nonostante la forza dei magneti il feltro posto sotto le due basi per non rovinare la
vernice dell'auto è troppo spesso e quando è in verticale tende a scivolare un poco quindi ho sostituito il feltro con un nastro adesivo “gommoso”. Spero duri nel tempo.




Altro problema è che una volta spenta non la si trova/vede più. Fin che sta appiccicata all'auto a fatica si riesce a trovarla ma se la si mette a terra si finisce per calpestarla.
Confrontando la prima foto all'inizio con quella sopra si nota un piccolo led rosso questo rimane sempre acceso a lampada alimentata.




Con i due interruttori a due vie la si può accendere come si vuole.




La lampada in varie posizioni sull'auto. Per l'alimentazione un cavo di quattro metri è più che sufficiente avendo prese a 12V in tutte le posizioni sull'automobile.




A destra in basso dove inizialmente volevo posizionarla in maniera fissa.

Dimensioni:
Altezza Mx 120mm – Min 75mm
Larghezza 310mm
Profondità Mx 90mm – Min 70mm (non visibile in foto)
Peso 770g




Mi pare sia tutto.

Cool

WELCOME IN NORTHEK » A volte ritornano ciao a tutti Sep 4, 2017 07:09 PM (Total replies: 3)

Un bentornato anche da parte mia, io sono qui +/- da quando tu hai "interrotto".
Sii positivo almeno la colonna ti era rimasta, certo capisco che dispiace per il taka ma
il destino è beffardo se tenevi tutto il bimbo non si sarebbe interessato, invece adesso
siete in due.
Cool

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Un cavalletto “Tuttofare”. Apr 20, 2017 07:17 AM (Total replies: 0)

Buongiorno.
Ho avuto parecchi dubbi sull'iniziare o meno questo tread, rientrando il soggetto
piuttosto marginalmente nell'ambito di questo forum. Ma credo che si possano trarre degli spunti
interessanti al di là della costruzione in se.

Foto 001 cavalletto.



Sono passato al color rosso tanto per variare, non certo per dispetto a Max, poi è il colore del
suo DP 100.

Foto 001A con mini pantografo.


Ho sempre dovuto accontentarmi dei vari cavalletti commerciali e della cui qualità ho già
accennato anche in altri tread, costosi, traballanti, ingombranti, personalizzati a strumento e anche brutti.
Sto parlando di cavalletti di norma a corredo con piccoli strumenti, non che quelli che
accompagnano strumenti più grandi siano esenti da problemi ma questo esula dal tread.
I due comparsi nelle foto con i pantografi, molto simili tra loro, sono un vero disastro, tubolare di
alluminio spessore sei decimi di millimetro, ingombranti oltre il necessario, troppa plastica, viti in
ferro a volte manco zincato e adatti solo per lo strumento con cui sono arrivati e molto traballanti.
Il cavalletto che accompagnava il 6” arancione solo un poco meglio ma il prezzo da pagare è il peso
e una testa che si presta poco o nulla a modifiche.
Di quelli che ho si salvano solo i Manfrotto per uso fotografico terrestre ma inadatti all'uso con
telescopi e simili o pantografo e comunque molto costosi in assoluto, sulla qualità nulla da
eccepire.
Ne ho due uno pesante e uno da viaggio che ha sulle spalle 23 anni e innumerevoli
bandierine sul globo, eppure è come fosse nuovo nonostante evidenti segni d'uso.

Molte volte sono stato tentato dal provare a costruirne uno ma il problema delle gambe a settori
che devono scorrere uno dentro l'altro mi ha sempre fermato.

Foto 002 con altazimutale manuale.


Il tutto è maturato per caso, avevo in lista di attesa le gambe per sostituire quella persa
dall'anodizzatore (vedi tread pantografo), nonostante il ritrovamento la cosa continuava a
rimbalzarmi per la testa ma fare delle gambe ad altezza fissa in un unico settore poteva essere una
pezza adatta solo per il pantografo grande, non una soluzione e comunque tutto il resto restava di
infima qualità oltre a rimanere dedicato.

Il tutto è cominciato circa un anno e mezzo fa quando un amico mi chiede se posso fissargli un
dispositivo sonar per la pesca sulla barca, era un lavoretto abbastanza semplice. Eseguo un
disegnino a mano, verifico la disponibilità del materiale, manca solo il tubo da 25x25 in alluminio.

Foto 003 sonar.


Mentre freso i pezzi mando il mio amico a comprare il tubo mancante, scusate il racconto ma credo
sia interessante capire come dal caso fortuito si possa risolvere un problema, torna con due metri
di tubo quasi un metro più del necessario e non il solito profilo.

Foto 004 tubo.


Dalla foto: i due diversi profili 25x25 normale e rinforzato, il 20x20 esattamente dentro il 25x25 rinforzato, e il 20x20 dentro il 25x 25 normale.

Foto 005 estratto HBS (in blu)


Il metro di tubo avanzato rimane in garage per parecchio tempo inutilizzato poi mentre sto cercando
di capire come costruire una squadretta per caso infilo un pezzo di tubo da 20x20 dentro il 25x25
rinforzato e con stupore vedo che questo entra piuttosto preciso scorrendo senza impuntamenti.
Al momento lo memorizzo come un fatto curioso e basta.
La molla scatta quando, nell'ultimo viaggetto dello scorso anno, cerco di utilizzare il rifrattore da
80/400 sul cavalletto Manfrotto, manco la Luna si riusciva a guardare, improvvisamente mi rendo
conto che ho tutto quel che serve per costruire un cavalletto con le gambe regolabili, robusto e
versatile con un ingombro e un peso accettabile e sopratutto con le
caratteristiche d'uso come fa comodo a me e probabilmente a tanti altri.

Foto 006 con Joystick e camera canon.


Fissati gli obbiettivi di uso, peso ed ingombro comincio a disegnare i componenti con il cad.

Il target è quello di un cavalletto per tutto quello che si può portare in viaggio, deve portare la testa
altazimutale, il pantografo piccolo ed essere utilizzabile con praticità anche con la camera Canon cioè sostituire il Manfrotto.
Si sono poi aggiunti per strada testa video Manfrotto, Meade etx 90 con testa equatoriale e
astroinseguitore.

Foto 007 testa videocamera



Foto 008 testa eq per etx 90



Foto 009 astroinseguitore


Purtroppo l'etx anche in altazimutale necessita della sua testa eq, i due fori predisposti nella base
hanno un centro fori abbondantemente oltre il diametro della testa del cavalletto.

La sezione quadrata del tubo per le gambe consente di avere un resistenza al carico molto
elevata rispetto al tubo a sezione circolare, con una differenza di peso minima.
Alla fine il peso si attesta a 3,2 Kg Di cui circa 0,6 Kg sono i tre inserti di rinforzo quadri in bronzo
assieme ai tre puntali conici delle gambe che vanno contatto con il suolo. Probabilmente in
alluminio andavano comunque bene e si risparmiava circa mezzo Kg, ormai questi sono.

Foto 010 inserti e puntali in bronzo.


Rispetto alla foto componenti (visibile più avanti), in seguito alle prove d'uso, le tre punte
d'appoggio sono state poi fresate per ricavare un quadro così da rendere più facile il bloccaggio/sbloccaggio.

Il cavalletto blu pesa 2,4 Kg, il mio 3,2 Kg, quello per il tubo arancione 4,3 Kg, il Manfrotto da
viaggio 1,7 Kg, il Manfrotto “grande” non avendolo qui non posso pesarlo. Ricordo 2,8 Kg ma non sono sicuro.

Come elencati sopra, da sinistra:
Foto 011 cavalletti aperti a confronto.


Foto 012 cavalletti chiusi a confronto.


Foto 013 cavalletto del pantografo grande, meglio ricordare il colore originale.


Anche in questa foto la viteria era già stata sostituita completamente con inox e in quello delle due
foto sopra anche i braccetti di sostegno del piatto centrale sono stati sostituiti, quelli originali in
lamiera erano completamente arrugginiti.
N.B. Il cavalletto blu nella foto non è quello del pantografo grande, per comodità ho messo
questo, sono praticamente identici anche se commercializzati da due differenti brand. Cambia solo la
testa che è dedicata allo strumento con cui è arrivato ma hanno gli stessi identici problemi.
Sempre da tener presente che ogni cavalletto ha un suo esclusivo impiego e solo tramite apposite
flange di adattamento sarebbe possibile usarli per altro, non sempre e mai con facilità.
Avendo criticato lo “stile” dei cavalletti commerciali si valuti il mio a proprio gusto.

Foto 013A partcolari cav per tubo arancione.


Anche il cavalletto del tubo arancione non scherza, le gambe inox arrugginiscono, sintomo di una
lega di bassa qualità e le viti di aggancio della montatura pure. Nelle foto per comodità non ho
messo il vassoio ma senza di esso è praticamente inutilizzabile.

L'ingombro:
qui son partite parecchie parolacce prima di rendermi conto che andavo nella direzione sbagliata.
Avevo preso come riferimento il Manfrotto da viaggio ma è stata una cantonata solo dopo qualche
disegno mi sono reso conto che non aveva senso. Quello che mi occorre è un cavalletto sempre
pronto all'uso quindi che si possa lasciare all'estensione desiderata senza doverlo richiudere subito
dopo l'uso nel timore di piegare una gamba durante il trasporto. Dopo parecchi smonta e rimonta
con i cavalletti a disposizione ho stabilito le misure di massima necessarie per lo scopo.
Pur essendo facilmente smontabile è destinato al trasporto su auto, questo ha contribuito ad alcune
scelte costruttive e come conseguenza il dispositivo di blocco in altezza delle gambe, si vedrà poi.

Foto 014 misure ingombro del cavalletto.



Foto 014A altezza aperto nelle tre posizioni prefissate: minima, personalizzata, massima.


Rispettivamente il raggio di ingombro delle gambe in mm: 345, 500, 540. (circa)

Costruzione:
Disegnato il tutto con “DoubleCAD XT 5” free version incomincio le lavorazioni.
Un piacere usare questi programmi di disegno tecnico, facili da usare, facile modificare, facile
assemblare a video e vedere eventuali problemi le versioni free sono un bel regalo per uso personale.

Foto 015 tutti i componenti.


Foto 016 prima e dopo, compreso il minipanto.


Con la sicurezza datami dal cad comincio a lavorare gli snodi ben sapendo che dovrebbero essere
gli ultimi da fare ma sono i più “pallosi” da fresare e preferisco togliermeli di torno il prima possibile.

Alcune fasi di lavorazione.
Foto 017-018



Foto 020-025.


Foto 021-022


foto 023-024


Anche con il cad gli errori sono dietro l'angolo, se poi si vuole fare in fretta senza che ve ne sia bisogno......







Foto 027 questi due fori proprio non ci volevano.



Ho dovuto uniformare i diametri e spessori delle battute di accoppiamento dei tre di partenza più i
tre strumenti, che si sono aggiunti, alla flangia del cavalletto.

Foto 028 modifica diametro joistick Manfrotto.



Foto 029 modifica flangia altazimutale.













Foto 030 testa eq.


Il perno di sostegno della battuta di correzione in azimut non è rosso perché mi sono dimenticato di
farlo e mi sono accorto solo mentre rimontavo il cavalletto anodizzato.
Pazienza alla prima occasione ripasso da Pieter (anodizzatore).

Foto 031 testa videocamera





Foto 032 inseguitore.



Anche il mini panto è stato leggermente modificato ma non visibile tramite foto.
Per il mini panto e la altazimutale è stato semplice mentre per il joystick un casino, la flangia è
tenuta alla sfera da una vite a brugola che non ne ha voluto sapere di svitarsi.
Per evitare di fare danni ho preferito smontare completamente la testa e poi tornire il diametro
flangia da 66 mm circa che era a 59,5 mm lasciandola montata sulla sfera. Il rimontaggio a
impegnato a fondo la mia pazienza e il mio vocabolario di parolacce, le molle interne non volevano
saperne di tornare al loro posto.
Anche per inseguitore e testa video nessun problema invece per la testa eq altro casino piani storti e
diametri fuori centro fra di loro. Mi sono dovuto inventare un sistema di presa al tornio per poter
ripassare il tutto, gli esigui spessori certo non mi hanno agevolato.
Una parola di merito va spesa per il joystick Manfrotto che ha circa un anno in più del cavalletto
Manfrotto (23/24) e si vede dallo stato di usura, eppure funziona come fosse nuovo. Allora era
costato parecchio circa 200000 vecchie lirozze, posso sbagliarmi ma di poco e le valeva tutte.
Pesa 830 grammi decisamente robusto, quasi indistruttibile, quando si progetta bene e non si fa
economia spicciola questi sono i risultati. Per inciso qui tutto era centrato e i piani diritti.
Sia chiaro che non sto tirando la volato alla Manfrotto, son tutte cose con parecchi anni sulle spalle
e non ho idea se abbiano mantenuto questi standard.

Dei sei strumenti il diametro più piccolo era la montatura altazimutale che quotava 59,8 mm.
Ho portato tutto a 59,5 dovendo ripassare anche la altazimutale perché i piani di appoggio erano
parecchio storti, i diametri erano centrati.
Per l'astro inseguitore oltre il diametro flangia si è reso necessario sostituire la manopola di
regolazione in elevazione con una più lunga, l'originale andava ad appoggiare sul piano
della flangia del cavalletto.

Foto 033 prova di carico con incudine da 10 Kg.


Un amico che abita qui vicino mi ha prestato uno dei suoi incudini per uno dei primi test di carico,
fa la collezione di incudini ne ha una decina. Avevo mentalmente catalogato la cosa come
“stranezza” ma poi ho pensato a quanti telescopi ho in casa e derubricata a “particolare”.

Il cavalletto dispone di un sistema di regolazione per l'apertura massima delle gambe e serve anche
per la messa in bolla una tantum della testa rispetto alle gambe. Per il livellamento sul campo i
puntali hanno una escursione di circa 40 mm per aggiustare il piano.

Foto 035 puntale.


Ho aggiunto, anche se non necessario, un vincolo centrale fissato con cavo di acciaio inox alle
gambe, giusto una sicurezza. Al centro ho messo una bussola, in questa posizione non viene
disturbata da componenti metallici vari che vengono montati sulla testa.. I test d'uso sono stati
eseguiti senza il vincolo centrale.

Foto 036 vincolo e bussola.


Per la regolazione delle gambe ho fatto un ragionamento al contrario cioè a tutte le volte che ho
tirato “**********” per stenderle alla stessa lunghezza con i soliti cavalletti senza andare a fine
corsa dove sono particolarmente traballanti e allora ho preferito una robusta chiusura con vite
filettata passante e tre differenti fori per gamba. Uno alla minima altezza possibile, uno alla
massima possibile e uno regolato sulla mia altezza con preferenza per l'uso con il joystick
Manfrotto.

Foto 036A sistema di blocco


Foto 036B manopole bloccaggio per altezze predefinite.


Rimane comunque possibile una regolazione in qualunque posizione, escludendo l'esatta
corrispondenza ai tre fori, scambiando le tre manopole di blocco con le tre alloggiate sul tubo da 20x20.
A differenza delle altre che lavorano sull'interno del tubo con un puntale in inox, queste premono
sull'esterno e permettono di serrare in qualsiasi posizione eccetto dove sono i tre fori. Per evitare di
segnare il colore ho posto un inserto in nylon sul terminale del filetto.
Se proprio si volesse usarle anche dove ci sono i fori basta estrarre il 20x20 e inerirlo girato di 90°.

Foto 037 manopole con punta in nylon.


Le tre altezze predefinite si sono rivelate particolarmente azzeccate, non fosse stato per testarlo non
avrei manco provato le tre manopole con punta in nylon. Resta l'eventualità di dover livellare in
condizioni di terreno particolarmente sconnesso con grande differenza di estensione tra le tre
gambe, tipo foto macro, in questo caso le tre manopole sono sempre a disposizione con un aggravio
di peso di soli 50 grammi totali.

.
Foto 038 manopola nylon e alloggiamento.


Ovviamente l'alloggiamento è idoneo per entrambi i tipi di manopola.

Per il joystick, ho preferito fare la vite di blocco che si fissa con filetto alla flangia cosi da evitare il
rischio di perderla durante il trasporto. Naturalmente serve anche per tutti gli strumenti che hanno
un filetto da 3/8 femmina.

Foto 039 vite di aggangio per joistick.



Foto 040 vite in posizione di lavoro.


Questa trova alloggiamento nel fianco della flangia quando si monta altro.

Foto 041 alloggiamento vite per joystick



Nella testa trova posto una livella a spirito e una piccola bussola. La bussola l'avevo aggiunta
quando avevo deciso di eliminare il vincolo centrale che già portava la bussola. Poi ci ho ripensato
ma ormai il foro nella flangia era stato fatto.


Un paio di foto eseguite durante i test.

Foto 042



Foto 043


Si possono vedere le due nubi di Magellano, solo la grande nella foto 42.
Il grandangolo le fa apparire piccole ma posso garantire che la grande è veramente grande e
non si chiama nube per niente.
La ripresa eseguita con camera Canon con 24 mm la prima e fisheye posto a 8 mm la seconda.
Senza inseguimento con una serata particolarmente favorevole, la prossima volta cerco di non
dimenticare l'inseguitore sulla scrivania di casa.

Costi:
Non ho tenuto un conto preciso dei costi ma va da se che in questo caso la parte onerosa è
nelle lavorazioni che hanno richiesto parecchie ore, pur tenendo presente la produzione singola ma
essendo made in Frank's garage sono a costo “zero”.
Per il materiale il conto è presto fatto: 3,2 Kg di finito che possiamo arrotondare, esagerando, a
6 Kg di grezzo per 7euro al Kg, un materiale per l'altro, fa 42 più 11 euro per anodizzare fa in totale 53 euro.
Non male per un cavalletto multifunzione e “multirobusto”, intendo che nei test durante il trasporto
è sempre stato caricato pronto all'uso e maltrattato ben oltre quel che sarà nel normale utilizzo, ha
subito lo stesso trattamento del mini pantografo.
La cosa più importante è che non vi sono compromessi, fa tutto quello che mi serve.
Il cavalletto è stato anodizzato dopo i test.
L'unica incognita, che testerò da qui in avanti, riguarda le tre parti di gamba da 20x20 che scorrono
a strisciamento dentro il 25x25. Forse un uso piuttosto intenso di apri e chiudi potrebbe portare
segnare malamente il colore nel caso sarebbe solo un problema estetico.
Altra cosa importante è la possibilità di intervenire facilmente sulla flangia di
accoppiamento strumento con modifiche per nuovi strumenti o addirittura sostituirla a necessità
con una differente, dedicata, in meno di cinque di minuti.
Ritengo una vergognosa carenza della maggior parte dei costruttori (in campo astronomico quelli
fotografici sono un'altra storia) di fornire cavalletti con ridicole teste “ ad minchiam” invece di una
semplice flangia come quella sopra, risparmiano qualche etto di materiale ma rendono di fatto il
cavalletto una ciofeca.

Mi pare di aver detto tutto, grazie per l'attenzione.
Naturalmente per maggiori dettagli riguardo la costruzione basta chiedere.

Regards
Edited by Frank on Apr 20, 2017 at 08:06 AM
Edited by Frank on Apr 20, 2017 at 08:08 AM

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Apr 19, 2017 06:30 AM (Total replies: 38)

Dopo altre prove sul campo e circa 4000 Km di maltrattamenti nel vano di carico, ecco l'ultimo e definitivo up grade.
Ho optato per l'anodizzazione.



L'utilizzo con il rifrattore 80/400 a segnato il limite sopportabile dal minipantografo, sebbene di peso modesto (circa 2,3 Kg, angolare e oculare inclusi) una volta pronto all'uso e in posizione di fuoco, lo sbilanciamento sul tubo di supporto è notevole e occorre registrare i due dadi con molta pazienza per ottenere un movimento accettabile.
Ho aggiunto al rifrattore un piccolo contrappeso in ottone da circa 300 grammi per ovviare al problema.



Così è decisamente più rapido trovare il giusto serraggio dei due dadi di registro e il movimento si può definire fluido.
NB il contrappeso è fissato sulla slitta del rifrattore, non sul pantografo.

Ho costruito una tendina da usare con il pst, un piccolo riparo dal Sole, che da parecchio sollievo.



Alla fine si è rivelato un oggetto pratico e poco ingombrante che da parecchia soddisfazione quando si osserva senza un target particolare. L'uso con il rifrattore 80/400, non previsto nella costruzione è stata la ciliegina sulla torta che mi ha permesso, assieme a due carissimi amici, una particolare nottata di osservazione sotto un dark sky, veramente dark che resterà impressa nella mia e nella loro memoria.
Cool

SE IO FOSSI NORTHEK. » System chart NortheK. Apr 3, 2017 11:01 AM (Total replies: 17)

Bravissimo Max, finalmente ti sei deciso.
Non vedo l'ora di vedere le modifiche (miglioramenti) e qualche foto del "pezzo" finito.
Cool


Ciao Enrico, grazie per il divertente tread.

Se non ho letto male sulla foto la "poltrona" dovrebbe essere sorella di questa:



Era apparsa nel 2006 su:

http://www.skyandtelescope.com/astronomy-equipment/laid-back-astronomy/

Per quel che ne so non è mai realmente entrata in produzione, anche la sorella maggiore non sembra essere
stata fotografata di recente.
Per quella "minore"il perché mi pare evidente solo a guardarla.
Il go to della maggiore credo sia stata la miglior battuta.
Notare il prezzo in fondo all'articolol...................... hahahaha.
Si può anche fare un affarone qui:

http://www.astromart.com/classifieds/details.asp?classified_id=438476

Cool

SPUNTI DI DISCUSSIONE » Progetto Voyager 3 Feb 10, 2017 09:31 AM (Total replies: 6)

Sorry ho dimenticato, quando ho visto il filmato mi è subito venuto in mente questo:

https://vimeo.com/70532693

Probabilmente già lo avete visto, ma vale la pena segnalarlo.

Cool

SPUNTI DI DISCUSSIONE » Progetto Voyager 3 Feb 10, 2017 09:23 AM (Total replies: 6)

Unbelievable!!!!!!!!

Che lavorone e che risultato.
Oltre che spettacolare è decisamente interessante.
Bravo Andrea e complimenti a tutti i partecipanti, son cose che danno soddisfazione.
Mi viene una riflessione, solo 25/30 anni fa era inimmaginabile un simile risultato.
Chissà se tra altri 20 anni, grazie alla tecnologia, si guarderà con sufficienza questo filmato??

Cool


Buongiorno.
Concludo con la Lazyscope, finalmente è completa.
Con l'utilizzo ho dovuto ottimizzare alcune cose e modificare un poco il circuito elettrico per
renderlo più efficiente e pratico.
Fatte queste modifiche e verificate sul campo (tetto) finalmente son potuto passare alla finitura estetica.
Anodizzare il tutto era impensabile, troppo complicato e costoso così ho ripiegato sulla verniciatura.
Ho seguito la stessa trafila spiegata per il pantografo e il risultato mi pare buono, gusti a parte naturalmente.








Sostituito il misuratore di carica per le batterie con uno più adatto e messo l'interruttore per non infastidire la visione al buio.
Ho cercato dappertutto uno con luce rossa ma non sono riuscito a trovarlo.
Sono pure riuscito a sbagliare il lato per il foro del pin di connessione.................



Ho usato un pannello in perspex per chiudere un lato della scatola di riduzione, oltre che comodo per controllare mi pareva anche piacevole poter vedere l'accoppiamento.



Non ho installato la cella Peltier sul porta birra, consuma troppo e la ventola di raffreddamento è
parecchio fastidiosa dopo qualche prova ho rinunciato.

Cool

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 29, 2017 07:47 AM (Total replies: 38)

Un paio di suggerimenti:

Nel caso il feltro trovato non abbia una buona consistenza e il pantografo tenda a molleggiare sulla posizione
si può provare a fustellare dei dischetti in plastica da un blister qualsiasi, di cui ormai sono piene le pattumiere,
quindi frapporre il feltro tra due dischetti e provare in questo modo a registrare i dadi.
Ho fatto qualche prova e pare funzionare, scivola bene e il feltro comprimendosi garantisce una regolazione del movimento.







Altro problema è l'alluminio, se i tubi sono di alluminio al naturale oltre ad ossidarsi e
assumere un colore grigio spento tendono sempre a sporcare le mani.
Se invece fossero di alluminio anodizzato sarebbe solo un problema di estetica.
Ad esempio il primo pantografo era di tubi anodizzati e non vi è stato alcun problema, l'ho fatto diventare blu solo per estetica.

Le soluzioni sono solo due: anodizzare o verniciare.

L'anodizzazione è sicuramente la scelta migliore però con l'incognita dei costi.
La verniciatura pur essendo una rottura di scatole è fattibile con un costo molto contenuto e seguendo le indicazioni sotto con un buon risultato.

Preparazione: grattare tutte la superfici con una spugna a grana per finitura (vanno bene anche quelle per
il legno ) in modo da togliere la patina grigiastra ma lasciare una rugosità su cui si aggrappa la vernice.
Utilizzando un diluente pulire per bene tutti i pezzi e da ora evitare di toccarli a mani nude.

Essendo pochi pezzi una bomboletta spray dovrebbe essere d'avanzo, ora viene la parte più delicata.
Per un buon risultato occorre portare i pezzi ad una temperatura di circa 50/60 C° e poi velocemente spruzzarli.
Ho recuperato un forno a microonde rotto che disponeva anche del riscaldamento a convezione ancora efficiente.
Per sicurezza ho eliminato tutta la parte a microonde e lo tengo solo per verniciare.




Non è facile trovare la temperatura giusta i pezzi sono molto leggeri e si raffreddano rapidamente,
occorre fare qualche tentativo. Se troppo freddi è inutile se troppo caldi la vernice si cuoce e si presenta a buccia di arancia.
Appena verniciati vanno rimessi in forno sempre attorno ai 50/60 C° e lasciati raffreddare nel forno.
Anche così occorre aspettare un paio di giorni prima di maneggiarli, per essere sicuri che siano perfettamente asciutti.
Per i pezzi troppo lunghi che non entrano in forno e per chi non ha un forno si può usare una heat gun,
scaldando i pezzi immediatamente prima e subito dopo averli spruzzati.



Ovviamente così il tutto è più approssimativo ma con qualche tentativo si fa subito la mano e il
risultato è comunque buono. In questo caso l'attesa di un paio di giorni è tassativa anche se pare che
sia immediatamente asciutta non è così, qualche zona meno esposta al calore o con maggiore spessore
di vernice potrebbe ancora appiccicarsi alle dita e il danno è fatto.
Se si è stati bravi nello spruzzare una mano è sufficiente altrimenti ripetere il tutto per la seconda.

Le parti dove scivola il feltro vanno protette, meglio lasciarle al naturale. Per mascherarle la cosa più semplice da
fare è utilizzare una vite con dado per bloccare due rondelle ( una per parte ) a fascia larga sulla parte da non verniciare.
Attenzione a non toglierle prima che siano passati i due giorni.







Se non si stringe a sufficienza il dado...............




Se si usano i dischetti tranciati dal blister la vernice non dovrebbe dare problemi ma non ho fatto alcuna prova.

Regards

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 15, 2017 04:52 AM (Total replies: 38)

Rieccomi, non voglio tediare con la storia di Pieter ma ci sono news.

Innanzi tutto grazie Max per il post, interessante questo aspetto di condivisione che hai sottolineato del forum di natura commerciale, non ci avevo pensato.

Devo fare un piccolo passo indietro, quando successe il fattaccio con il primo cavalletto non mi arrabbiai con Pieter, mi sembrava una brava persona ed ero convinto che la cosa si sarebbe risolta.
Dissi amichevolmente a Pieter la stessa cosa scritta nel forum cioè che avrei rifatto le gambe del cavalletto.
La settimana prima di natale porto il secondo cavalletto a Pieter che era in ferie e lascio detto di farmi sapere il costo e tempi di lavorazione. Non avendo ricevuto nessuna chiamata ero un poco preoccupato, decido di andare direttamente senza chiamare, ero in zona.
Sotto il risultato, i pezzi erano pronti e non vi è stato modo di pagare il lavoro, ha rifiutato il denaro scusandosi ancora almeno una ventina di volte per il il fattaccio precedente.



A volte mantenendo la calma e un atteggiamento positivo si riesce a risolvere il tutto, vero che è
occorso un anno.
Pieter ha definitivamente conquistato un cliente e io la sua fiducia.
Se a suo tempo fosse finita a stracci in faccia ci avremmo rimesso tutti e due.

Regards

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 11, 2017 07:01 AM (Total replies: 38)

Nell'ultimo post accennavo al limite di non poter osservare allo zenit, a dirla tutta la prima versione prevedeva la testa con i tubi inclinati ma dopo aver rimuginato per qualche giorno su come fare ero giunto a conclusione che complicava troppo il tutto.
L'altro ieri testardamente ho voluto provare per capire se fosse veramente molto più complicato e l'accoppiamento dei due tubi da 20x20 con quello da 25x25 si è risolto abbastanza facilmente ma cade uno dei quattro vincoli iniziali cioè ridurre al minimo il ricorso a macchina utensile.

Comunque ecco foto del risultato e passaggi di lavorazione. Non mi pare occorrano disegni, l'unica
differenza con il disegno precedente è la fresatura dell'alloggiamento e il differente fissaggio, spiegato nei passaggi sotto.



Il piano di contatto tra i tubi è fresato a 25° e riduce l'altezza del tubo rispetto alla verticale di circa 8,5 mm, ho allungato di 10 mm per compensare.



Se montata girata di 90° aumenta la distanza dal supporto e rende ancora più agevole l'uso allo zenit.



Con due fori di guida a 90° si può passare da una posizione all'altra in pochi secondi.
Ovviamente la maniglia si ribalterà al contrario della posizione di primo montaggio.
Per averla dalla parte giusta occorre girare il tubo porta strumento.



I 10 mm di compensazione hanno consentito alla maniglia di girare senza urtare il 25x25.



Non che avessi pensato alla maniglia, semplicemente visto che tutto andava bene cambiare dove non necessario..............



Nella posizione più sporgente si perdono circa 6 cm in altezza da terra rispetto a quello con la testa dritta.
Sarebbe facile recuperarli allungando i tubi ma il rischio di rendere il tutto instabile è alto.

I passaggi di costruzione sono semplici:



Partento da un tondo da 20 mm in aluminio lo si fresa quadrato per entrare nel tubo da 20x20 per circa 40 mm.



Posizionati nei tubi, con lo stesso sistema dei quadri precedenti li si fissa ai tubi, devono entrare forzati



Una vite da M5 per 15 mm è più che sufficiente.



Occorre bloccarli con una vite prima di fresarli per essere sicuri che non si muovano.
Importantissimo fresarli assieme anche una piccola differenza di inclinazione della fresatura verrebbe amplificata sulla lunghezza in modo da renderli inutilizzabili.
Questo foro va posizionato con cura in modo che rimanga poi all'interno del profilo del 25x25 e non essere di intralcio alle viti di fissaggio.



La lunghezza della fresatura è circa 8,6 mm, questa misura è risultante dai 25° di inclinazione fresando fino allo spigolo, in modo che non rimangano gradini.



I due alloggiamenti sul tubo da 25x25 vanno fatti di conseguenza cioè eliminando una parete del tubo, come in quelli dritti, e esattamente
metà di quella a 90° corrispondente, quest'ultima farà da battuta per il 20x20.








I tubi devono entrare forzati negli alloggiamenti, come sotto devono rimanere in posizione anche
senza le viti di fissaggio.



Verificato che tutto è come deve, si può procedere a posizionare una vite da M6 per 15 mm, alla base del tubo da 25x25 che renderà il tutto ben solido.
La vite è centrata sul quadro solido inserito nel tubo 20x20.
Per cronaca: questa volta l'errore della distanza tra i due tubi è venuto di 26 centesimi di mm. Quasi 3 volte l'errore precedente che era di 9 centesimi. Avevo stimato che fino a mezzo millimetro non ci sarebbero dovuti essere problemi ora posso dire che fino ad un quarto di millimetro non ve ne sono.






Questo è tutto quello che occorre, non molto di più del precedente ma con la differenza che fare questo di sola lima sarebbe una bella impresa, comunque non impossibile.




Pulito, lucidato e pronto all'uso.

Regards

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 6, 2017 05:51 AM (Total replies: 38)

Parte 8.

Da non dimenticare che manca l'aggancio al cavalletto e senza questo è tutto inutile.

Questo è quello che ho costruito per il mio:





Ho voluto fare una prova con una specie di cuscinetto, acquistato su una bancarella per pochi centesimi e che avevo già utilizzato in un altro lavoro. Non ne vale la pena, a strisciamento, lavoro molto più semplice si ha lo stesso risultato. Farebbe invece comodo un reggispinta a rullini sotto la rondella in ottone dove c'è il seiger così da poter stringere un poco più energicamente il dado da M12 che blocca il tutto sulla testa del cavalletto.



Non ho ben capito cosa sia e a cosa servisse era una confezione da 12 pagata meno di 2 euro, acquistata per curiosità.



Interporre qui un reggispinta darebbe sicuramente soddisfazione maggiore del simil cuscinetto e consiglio di farlo anche se occorre fare una rondella con la guida per il reggispinta.
Erano gli ultimi due rimasti.
Mettere il reggispinta agevola molto lo smonta e rimonta dal cavalletto, rimane comunque efficiente anche la soluzione con semplice rondella. Come si vede nella foto d'insieme dei componenti, ho provato entrambe le soluzioni, occorre solo un poco di pazienza quando si regola il tiro del dado.



Tutto questo sopra si può tranquillamente sostituire con questo:




Il disegno sotto è +/- adattabile a qualsiasi cavalletto per astronomia.



Funzionerebbe come il pantografo precedente, a strisciamento. Se il cavalletto a disposizione non ha un piano adatto come superficie si dovrà interporre un anello su cui farlo scivolare.
Il cavalletto che ho utilizzato era venduto dalla Meade per l'etx 90.
Il pezzo di tondo da 60 di diametro per circa “120 mm” di lunghezza necessario, pesa poco meno di un Kg ed il costo dovrebbe aggirarsi tagliato a circa 7 euro più la lavorazione.
Il 18x18 è indicativo e varia in funzione dello spessore del tubo da 25x25, ovviamente dovrà entrare nel tubo quadro con minor gioco possibile ma in maniera agevole. Vale anche qui il discorso dello smontaggio dalla parte del quadro, senza dover allentare il dado da M12, rende tutto più rapido e comodo.
L'accoppiamento è piuttosto critico occorre fare attenzione che il tutto rimanga in squadra, quando si eseguono i due fori M6 conviene seguire la stessa procedura del perno di rotazione, cioè forare i due pezzi assieme e fare il secondo foro dopo che si è serrata la vite sul primo.

Tirati i conti mi è venuto a costare circa 16 euro, completo di tutto come in foto, avendo recuperato quasi tutto dal rottame del fabbro e calcolando al millimetro il poco materiale da barra utilizzato.
Sono escluse dal conto le lavorazioni essendo “Made in Frank garage”.



Al momento è piazzato sulla colonna, ho deciso di rischiare nuovamente con l'anodizzatore e il cavalletto è in lavorazione, appena finite le ferie provo ad andare a recuperarlo.
Speriamo bene.............................

Lo dico ora anche se era meglio nella premessa, meglio tardi che mai.
Un limite di questa costruzione è l'impossibilità di osservare lo zenit, utilizzando strumenti non angolati, senza assumere pose da contorsionista, è il prezzo da pagare per una testa di facilissima costruzione.

Mi pare ci sia tutto per poter cominciare e finire. Per qualsiasi dubbio, inesattezze o altro basta chiedere, in particolare per i disegni che ho eseguito alla “buona”.


Thanks and Regards.

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 4, 2017 06:04 AM (Total replies: 38)

Grazie Enrico, "grande" di età.

Proseguo con il "minipanto".

Parte 7.

Dovrebbe esserci tutto, si può passare alla verifica economica.




Per l'elenco dei componenti mi atterrò alla numerazione della foto sopra.
Escludendo per ora il 19.

01-04-05-07-08: tubo alluminio 20x20 sp.1,4 mm lunghezza 1300 mm (incluso 105 mm salva dita)
03 : tubo alluminio 25x25 sp. 1,8 mm lunghezza 300 mm
02-06 : tubo alluminio 25x25 sp. 3,2 mm lunghezza 350 mm
Il costo del tubo è difficile da quantificare se comprato in verga da 2 m nei vari “brico” dovrebbe essere di circa 35/40 euro ma l'unico che varrebbe la pena acquistare è il 20x20 vista l'esigua quantità delle altre due misure. L'unica via per risparmiare è cercare nel rottame da qualche artigiano i pezzi necessari e con un poco di fortuna con una decina di euro si portano a casa i tubi già tagliati a misura. Lo spessore può essere cambiato senza problemi adattando i pezzi di conseguenza.
Per il 25x25 (02 in foto) meglio uno spessore adeguato al compito. Sono comunque convinto che anche uno di spessore minore sia sufficiente ma non ho provato.

09-10: meno di mezzo Kg di ottone o bronzo solo qualche euro di materiale più la lavorazione che in totale prende meno di un'ora ma qui se ci si deve affidare ad un tornitore si va a contrattazione.
Si può anche usare del normalissimo ferro avendo cura di frapporre all'alluminio delle rondelle inox e mettendo in conto che se non si vernicia si ossiderà.

09-10-11-12-13-16: Bulloneria inox più precisamente in ordine:
vite M6 x 15 testa brugola 1 pz.
vite M6 x 15 testa brugola 2 pz.
vite M6 x 60 testa brugola + 1 dado autofrenante M6 + 2 rondelle per M6 ( nella foto è un pezzo di barra filettata con due dadi, fa lo stesso lavoro ma con la vite uguale a quelle del movimento si ottimizza)
vite M6 x 60 testa brugola 4 pz. + 4 dadi autofrenanti M6 + 8 rondelle x M6 ( sostituiscono quelle in nylon della foto, mentre per quelle centrali si passa al feltro).
vite M5 x 10 testa brugola 4 pz. + 4 dadi normali M5.
dado M10 autofrenante 3 pz.
Forse 5 euro in tutto e se si opta per viteria zincata ancora meno.
Un foglio A4 di feltro circa mezzo euro.
Il conto al risparmio si assesta tra i 30 / 40 euro. Difficile essere più precisi se si punta all'economicità assoluta.

Il particolare 22 è la vite per bloccare lo strumento e potrebbe essere difficile se non impossibile trovarla in commercio sufficientemente lunga. Consiglio di mettere in conto anche questa, peraltro è semplicissima da fare. La cosa più semplice è prendere una vite M6 di adeguata lunghezza e ripassare il filetto con la filiera da ¼ per i pochi giri che occorrono e dovendo andare in battuta sul tubo senza grande sforzo non ci sono problemi.



Ho messo una rondella in nylon non proprio “perfetta” per non farla cadere dal foro, si può usare una guarnizione in gomma per rubinetti che fa lo stesso.


Se si decide di mettere anche la maniglia accanto allo strumento (il numero18) questo è il necessario: tondino da 8 mm in alluminio lungo 105.




La sporgenza massima è 76 mm se non si vuole toccare la base della testa.




Una foto in più, anche se ripetitiva non guasta.



Dal costo sono esclusi i tappi in plastica per i tubi, non necessari ma esteticamente gradevoli, la verniciatura e tutti quelle parti che ho ritenuto opzionali.
Il contrappeso va valutato bene nel costo, è sicuramente più economico un tondo di ferro da rottame
ma ancor meno elegante anche se più facile da ottimizzare tramite forature di alleggerimento.
La posizione ovviamente può anche essere variata facendo più fori sul tubo, si avrà una regolazione grossolana ma meglio che niente.
Rispetto al piombo sarà anche più ingombrante essendo il peso specifico circa il 30% inferiore.

Regards

FORUM DI ASTRONOMIA PRATICA » Costruire un pantografo. Jan 2, 2017 04:44 AM (Total replies: 38)

Parte 6

Dunque, dalla foto direi che ci siamo abbiamo tutto l'occorrente tranne tre particolari di cui solo uno ritengo indispensabile farlo come in foto.



Il tubo corto centrale serve come sicurezza per non rischiare di schiacciarsi le dita, specialmente durante il trasporto. Questo va assolutamente messo.
Ho utilizzato un pezzo di tubo da 18x12 lungo 105 mm. Si può usare anche tubo da 20x20 che esteticamente è più gradevole ma l'avevo finito.
Va posto al centro come in foto e lasciato libero di ruotare assieme ai due tubi così da non consentire che vadano in pacco. La lunghezza di 105 mm e per evitare il rischio di impuntamenti se troppo corto quindi un poco più lungo ma non più corto.
Ho messo una rondella in nylon, in feltro fa lo stesso, serve solo per mantenerlo in linea con gli altri tubi.



La maniglia è comoda ma non indispensabile, così come la posizione è una preferenza personale.



Bastano 190 mm di tondino in alluminio diametro 5 mm. Filettarlo M5 per 35 mm di lunghezza da entrambe le parti e poi piegarlo in morsa, meglio se a caldo, in modo da ottenere due lati lunghi 60 mm.
Quindi misurare l'interasse e forare il tubo da 25x25 di conseguenza, per la posizione fare solo attenzione a non interferire con le altre viti.

Il terzo è invisibile nella foto se non per le due viti poste sul tubo nella parte sinistra.
Si tratta della guida per il contrappeso.




Un pezzetto di esagono da 17 mm in bronzo, il 17 nominale entra comodamente nel tubo, mentre occorre dare un colpo di lima a due spigoli per farlo passare, ho quotato anche questi 17 mm ma è sufficiente che passi quel che viene viene. La vite da M4 serve per tenerlo in posizione quando il contrappeso non è inserito e non deve arrivare al foro diametro 8 mm dove scorre la barra del contrappeso. Quella da M6 quando si stringe per bloccare il contrappeso rende tutto sufficientemente solido. Per l'esagono si può usare come nell'altro pantografo uno di quelli zincati reperibile in commercio ed eliminare il filetto passando la punta da 8.
Oppure usare della barra filettata come sostegno del contrappeso.




Inserisco foto e disegno della parte contrappeso ma la ritengo troppo macchinosa da realizzare mantenendo i propositi all'inizio elencati.
Ho usato un tubo in alluminio diametro 50 mm, tornito due tappi sempre in alluminio e fissati con delle viti da M4 come in foto. Il tubo e riempito con del piombo e fissato al pantografo tramite il tondo in ottone da 8 mm. Con un peso totale di 1,7 Kg si bilancia comodamente 1,5 Kg di strumento, stando tutto dentro.







Molto più semplice usare un peso da palestra da 1,5 o 2 Kg e fissarlo nel punto di equilibrio senza alcuna regolazione con una semplice vite. Sicuramente non sarà un esempio di estetica ma rispetterà pienamente le necessità “Progettuali”, ammesso che si usi un solo strumento.

Regards


Time: Thu December 12, 2019 3:53 AM CFBB v1.4.0 125 ms.
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